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AUTONOMIA DEL VENETO, UN SOGNO DA POVERETTI. MEGLIO L’INDIPENDENZA.

ottobre 16, 2017

I Conti Pubblici Territoriali rivelano un aspetto prosaico del prossimo referendum di autonomia del Veneto: la rapina fiscale non diminuirà di un euro e l’asticella massima quanto utopistica può essere fissata in autonomia di spesa regionale del 6% in più sulle tasse pagate dai veneti

Al di là di come la si pensi sul referendum di autonomia del Veneto del prossimo 22 ottobre, è bene mettere i puntini sulle i a proposito di alcune questione propagandate dalle varie parti in gioco.

Innanzi tutto il residuo fiscale, che forse sarebbe bene denominare come “rapina fiscale” nei confronti del Veneto. Ovvero quei famosi “20 miliardi” (che però negli ultimi anni sono scesi a poco più di 12 a causa della crisi che ha comportato minori entrate e dell’andamento demografico che ha comportato maggiore spesa previdenziale) che pur pagati dai veneti sotto forma di tasse non tornano nel territorio sotto nessuna forma.

Bene, quei soldi non sono minimamente in questione nel prossimo referendum, in quanto l’autonomia fiscale è stata dichiarata materia non di competenza regionale dalla corte costituzionale.

In pratica ad essere in questione è l’autonomia di spesa, non certo l’autonomia fiscale, che è la prima condizione imprescindibile per una reale autonomia.

Ciò che eventualmente può essere in ballo è pertanto la modalità di spesa della restante parte che oggi viene gestita totalmente dallo stato centrale.

In pratica, anche se lo stato centrale concedesse ogni competenza la rapina fiscale verso il Veneto non diminuirebbe di un euro.

Premesso ciò, andiamo a vedere quali sono le competenze trasferibili secondo l’art. 117 della costituzione.

Materie di legislazione esclusiva dello Stato:

  • organizzazione dei Giudici di pace;
  • norme generali sull’istruzione;
  • tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

Materie di legislazione concorrente Stato-Regioni:

  • rapporti internazionali e con l’Unione europea;
  • commercio con l’estero;
  • tutela e sicurezza del lavoro;
  • norme di dettaglio sull’istruzione;
  • professioni;
  • ricerca scientifica e tecnologica;
  • sostegno all’innovazione per i settori produttivi;
  • tutela della salute;
  • alimentazione;
  • ordinamento sportivo;
  • protezione civile;
  • governo del territorio;
  • porti e aeroporti civili;
  • grandi reti di trasporto e di navigazione;
  • ordinamento della comunicazione;
  • produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;
  • previdenza complementare e integrativa;
  • coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;
  • valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali;
  • casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale;
  • enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.

Nel caso in cui in seguito all’esito del referendum il governo e il parlamento italiano capitolassero (e con loro la schiera del 75% di parlamentari non veneti e nemmeno lombardi) su tutte le materie e concedessero la massima autonomia ottenibile, di cosa stiamo parlando?

Ci aspettavamo di leggere qualche analisi di qualche economista, ma dato che si sono ben guardati dal farla, per capirne di più siamo dovuti andare a vedere direttamente noi i dati.

Secondo l’ultima pubblicazione dei Conti Pubblici Territoriali, l’amministrazione centrale dello stato ha speso le seguenti somme nel 2015 destinate al Veneto.

SettoreS - Consolidato PA Euro (migliaia di euro)
00018 - Previdenza e Integrazioni Salariali25.389.928,24
00001 - Amministrazione Generale7.265.014,70
00030 - Oneri non ripartibili3.515.338,47
00005 - Istruzione2.560.596,82
00011 - Interventi in campo sociale (assist. e benef.)2.537.722,67
00029 - Altre in campo economico1.502.218,97
00002 - Difesa1.006.244,67
00003 - Sicurezza pubblica730.325,38
00026 - Industria e Artigianato685.853,36
00019 - Altri trasporti335.288,20
00009 - Edilizia abitativa e urbanistica290.697,37
00008 - Cultura e servizi ricreativi276.051,17
00004 - Giustizia261.448,28
00021 - Telecomunicazioni91.155,62
00020 - Viabilita'77.091,98
00022 - Agricoltura62.811,64
00007 - Ricerca e Sviluppo (R. & S.)62.458,27
00014 - Ambiente59.706,16
00006 - Formazione32.884,17
00010 - Sanita'11.758,58
00024 - Turismo3.509,31
00012 - Servizio Idrico Integrato540,20
00027 - Energia168,15
00015 - Smaltimento dei Rifiuti78,97
Totale46.758.891,35

Ad esse si aggiungono circa altri 14,77 miliardi di spesa pubblica di competenza territoriale del Veneto, in quota all’amministrazione regionale e a quelle locali.

A fronte di 73,84 miliardi entrate, nel 2015 il residuo fiscale per il Veneto può essere stimato in circa 12,3 miliardi di euro, ben in discesa rispetto al periodo 2007-2013 e in ogni caso ancora molto alto, pari al 16,66% sul totale delle tasse pagate dai veneti.

Escludendo alcune materie che restano di esclusiva competenza dello stato e volendo escludere anche la partita della previdenza che non darebbe alcun vantaggio concreto nella gestione regionale (trattandosi solo di autonomia di spesa), in ballo potrebbero esserci le seguenti partite:

SettoreS - Consolidato PA (in migliaia di euro)
00001 - Amministrazione Generale7.265.014,70
00005 - Istruzione2.560.596,82
00011 - Interventi in campo sociale (assist. e benef.)2.537.722,67
00029 - Altre in campo economico1.502.218,97
00002 - Difesa1.006.244,67
00003 - Sicurezza pubblica730.325,38
00026 - Industria e Artigianato685.853,36
00019 - Altri trasporti335.288,20
00009 - Edilizia abitativa e urbanistica290.697,37
00008 - Cultura e servizi ricreativi276.051,17
00004 - Giustizia261.448,28
00021 - Telecomunicazioni91.155,62
00020 - Viabilita'77.091,98
00022 - Agricoltura62.811,64
00007 - Ricerca e Sviluppo (R. & S.)62.458,27
00014 - Ambiente59.706,16
00006 - Formazione32.884,17
00010 - Sanita'11.758,58
00024 - Turismo3.509,31
00012 - Servizio Idrico Integrato540,20
00027 - Energia168,15
00015 - Smaltimento dei Rifiuti78,97
Totale17.853.624,64

Ovviamente alcune materie possono essere escluse per la gran parte (come ad esempio i 7 miliardi e passa di amministrazione generale o 1 miliardo di difesa, che verrebbe toccata solo per aspetti marginali). Per fare un conto grossolano, proviamo ad immaginare che nelle partite marginali lo stato conceda comunque una quota simbolica del 3% in più come trasferimento alla regione per le piccole competenze collegate e che invece per tutte le altre competenze lo stato cali clamorosamente le braghe e conceda addirittura la metà delle risorse come trasferimenti regionali rispetto alla spesa attuale dell’amministrazione pubblica centrale. Le materie che supponiamo marginali sono: amministrazione generale, difesa, sicurezza pubblica, giustizia, telecomunicazioni). Tutte le altre ipotizziamo per assurdo che possano essere cedute al 50%.

Si tratta chiaramente di un’ipotesi lunare ben distante dalla realtà, come si può ben intuire.

Anche sotto tale ipotesi assurda, ecco i risultati:

SettoreMigliore ipotesi Maggiori Trasf. Reg. Veneto (migliaia di euro)
00001 - Amministrazione Generale217.950,44
00005 - Istruzione1.280.298,41
00011 - Interventi in campo sociale (assist. e benef.)1.268.861,34
00029 - Altre in campo economico751.109,49
00002 - Difesa30.187,34
00003 - Sicurezza pubblica21.909,76
00026 - Industria e Artigianato342.926,68
00019 - Altri trasporti167.644,10
00009 - Edilizia abitativa e urbanistica145.348,69
00008 - Cultura e servizi ricreativi138.025,59
00004 - Giustizia7.843,45
00021 - Telecomunicazioni2.734,67
00020 - Viabilita'38.545,99
00022 - Agricoltura31.405,82
00007 - Ricerca e Sviluppo (R. & S.)31.229,14
00014 - Ambiente29.853,08
00006 - Formazione16.442,09
00010 - Sanita'5.879,29
00024 - Turismo1.754,66
00012 - Servizio Idrico Integrato270,10
00027 - Energia84,08
00015 - Smaltimento dei Rifiuti39,49
Totale4.530.343,65

Per capire quanto sia assurda tale ipotesi, praticamente essa comporterebbe che il Veneto riuscisse a strappare più o meno la stessa autonomia all’Italia di Trento e Bolzano, dove la spesa dell’amministrazione centrale è pari circa al 48% sulla totale spesa pubblica (sempre secondo i CPT 2015).

Si parla quindi di circa 4,5 miliardi di euro al massimo, ammesso e non concesso che il parlamento italiano composto al 75% da parlamentari non veneti e nemmeno lombardi accetti di tagliarsi tale privilegio, cosa a cui nessuno lo costringe di diritto.

Allora, per un attimo facciamo finta che a Roma se la facciano nei pantaloni e prendano paura del voto massiccio dei veneti e che i nostri baldi parlamentari (l’8% sul totale) assieme a quelli lombardi (17%) sconfiggano il 75% dei restanti parlamentari in sede di approvazione della necessaria legge di stato.

Anche in tale assurda potesi, in pratica, l’altezza massima (per quanto irraggiungibile) a cui può essere piazzata l’asticella del risultato più ottimistico quanto inverosimile del referendum di indipendenza del Veneto è pari al 6% di spesa regionale in più sul totale delle tasse pagate dai veneti.

Insomma il sogno costituzionalmente più ardito che un autonomista veneto può fare senza rischiare di essere messo in galera per sovversione è il 6% delle proprie tasse gestite in regione, senza diminuire di un euro la rapina fiscale perpetrata nei suoi confronti.

Ci pare francamente un po’ poco per un sogno.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu


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  • Complimenti a Gianluca è un resoconto che ogni veneto dovrebbe leggere. Sono convinto che i veneti creduloni andranno a votare in massa e la lega nord festeggerà domenica sera i risultati eccezionali che raggiungerà. Lunedi mattina pastine a tutti gli amici di partito per il secondo festino di presa per i fondelli dei veneti.

    Sergio 16 ottobre 2017 21:27

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