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BREXIT, TRUMP, NAZIONALISMI EUROPEI: È TUTTA COLPA DI SCHUMPETER

novembre 14, 2016

Le grandi incertezze nel quadro politico globale derivano dai grandi cambiamenti economici che hanno accelerato il fenomeno della distruzione creativa teorizzato dall’economista austriaco.

schumpeter-2-0Joseph Alois Schumpeter è stato uno dei più importanti studiosi di economia del secolo scorso e in particolare la sua opera ha saputo descrivere in modo inedito i fenomeni di innovazione industriale, che creano onde disruptive, andando oltre i modelli statici che mal si adattavano all’interpretazione del grande progresso tecnologico che ha caratterizzato le nostre società a partire dalla fine dell’ottocento.

In particolare nella seconda parte della sua vita egli ha iniziato a teorizzare che proprio a causa del proprio successo il capitalismo sarebbe andato incontro a un suo inevitabile declino.

Il fenomeno ha trovato ancora maggiore accelerazione dai fenomeni di globalizzazione economica, che hanno amplificato la portata del cambiamento innescata dal progresso tecnologico. È proprio la distruzione creativa dell’imprenditore globale che ha radicalmente messo in crisi i valori dei regimi politici preesistenti, anche quando essi sono relativamente giovani, ma in quanto portatori del “vecchio pensiero”. Anche governi che vantano pochi anni di vita diventano quindi equiparati agli all’ancien régime che richiedeva decenni, se non secoli per essere abbattuto nelle fasi storiche precedenti.

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La naturale predisposizione delle élite al potere è di difesa dei valori di stabilità e non riesce ad interpretare i paradigmi del cambiamento, necessari per affrontare le nuove fasi inedite di sviluppo umano generate dalla distruzione dei modelli economici (e politico-sociali) che restano come defunti sul campo di battaglia. Ciò vale tanto a livello economico, dove assistiamo alla difficoltà delle vecchie classi dirigenti di affrontare le sfide del cambiamento perenne, a causa della proprie inevitabile mentalità burocratica, tendente all’immobilismo dei manager. Ma vale anche a livello politico-sociale, dove le classi dirigenti pur giovani si trovano rapidamente spiazzate da nuovi trend comunicativi anche quando essi appaiono contraddittori.

Ciò spiega anche perché nelle società economicamente sviluppate tendano ad affermarsi con sempre più frequenza nicchie sempre più importanti di difesa di valori contrari allo sviluppo capitalistico, ponendolo sempre più a rischio. Tali nicchie divengono spesso maggioranze relative nelle società, a fronte della passività e immobilismo delle vecchie classi dirigenti. A destra dello specchio politico esse si rifanno a concetti di isolazionismo economico e di contrasto ai fenomeni della globalizzazione economica e dell’interconnessione culturale. A sinistra invece esse sposano più retoriche di contrasto al progresso tecnologico e al libero scambio. L’effetto combinato è la vittoria delle campagne Brexit e di Trump, che ora si apprestano a fare i conti a loro volta con la nuova cresta dell’onda che nel frattempo è già ripartita e che potrebbe ora chiamarsi #Calexit, o secessioni transatlantiche, con l’indipendenza delle regioni più ricche e produttive, che si sottraggono all’abbraccio assistenzialistico delle parti sociali tagliate fuori dal ciclo economico-produttivo.

La risposta corretta a tali fenomeni non è quindi un impossibile ritorno al passato di carattere autarchico, magari condito da ubriacature neo-keynesiane mascherate, ma risiede al contrario nella capacità di delineare società che sappiano rimettere in circolo la maggiore ricchezza che deriva dal maggiore sviluppo economico delle aree più innovative in un mondo che è già tecnologicamente iperconnesso a livello globale oltre il punto di non ritorno.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu


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  • una sfida enorme che si vince solo se i popoli, o diciamo pure le classi piu’ evolute riescono a mettere in campo le qualita’ superiori della natura umana, cioe’ intelligenza e sensibilita’ verso gli altri… in fondo si tratta della salvezza di tutti…

    caterina 15 novembre 2016 7:31
  • che fa la storia sono i popoli non solo le classi più evolute.

    oiram 22 novembre 2016 10:01

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