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CATALOGNA E KURDISTAN: QUALE IMPATTO SULL’INDIPENDENTISMO EUROPEO E MONDIALE?

settembre 21, 2017

Mentre la Spagna intraprende la strada della vergognosa repressione, abolendo l’autogoverno, i diritti civili e le libertà dei catalani nel cuore della civile Europa, le prossime settimane saranno importanti anche per capire quale strategie adotteranno in futuro altri movimenti indipendentisti nel mondo

Lo scontro per l’indipendenza catalana da istituzionale ieri si è trasformato in repressione dello stato spagnolo verso un movimento popolare trasversale che ha saputo reagire portando in piazza in poche ore molte decine di migliaia di catalani. Esso ha inoltre compattato il fronte di chi difende le istituzioni catalane dai clamorosi arresti di alte cariche della Generalitat, il governo catalano. Anche partiti non indipendentisti si sono schierati a fianco del diritto di decidere dei catalani e del loro diritto all’autogoverno. Il ricordo del franchismo è troppo vicino per non essere evocato e ben presente nei timori di chi ne ha sofferto la tragica persecuzione.

Ciò che abbiamo visto ieri in Catalogna non pensavamo si potesse proprio vedere nel cuore dell’Europa: Barcellona, prima ferita dagli attentati terroristici dell’Isis, ora viene calpestata nelle proprie libertà fondamentali e nei propri diritti civili dallo stesso stato spagnolo. Ciò è vergognoso!

Allargando la prospettiva, le prossime due settimane saranno molto importanti anche per affinare le strategie dell’indipendentismo in molte parti d’Europa e del mondo. Grazie alle “best practice” di Kurdistan e Catalogna, potremo tirare una riga ed effettuare alcune considerazioni importanti sullo stato dell’arte e sulle migliori scelte e percorsi da adottare da parte delle nazioni senza stato che vogliono entrare a far parte del club esclusivo degli stati indipendenti del mondo.

Abbiamo due diversi scenari infatti in corso. Da una parte il Kurdistan ha colto il momento storico per costruire prima dell’indipendenza l’ossatura del proprio stato, dotandosi di tutte le strutture fondamentali per il controllo del territorio. Compreso l’esercito, grazie ai circa 200.000 Peshmerga che hanno saputo costituire il più importante fronte di lotta contro lo stato islamico.

Dall’altro abbiamo la Catalogna, che si affida a una strada più classica del diritto internazionale, tentando di indire prima e di organizzare poi un referendum di indipendenza, attraverso le proprie strutture di autogoverno locale, che d’altro canto per quanto autonome fanno anche parte della struttura dello stato spagnolo e quindi ne sono soggette al controllo e persino agli atti di sospensione dell’autorità, come avvenuto ieri. Sarà da capire nei prossimi giorni e settimane se i Mossos, la polizia regionale catalana, in caso di scontro non componibile con lo stato spagnolo, potranno trasformarsi una sorta di milizia nazionale catalana, come avvenne per esempio in Slovenia, che grazie a ciò conquistò rapidamente la propria indipendenza, oppure se si confiderà solamente nella capacità di sconfiggere con l’azione civica pacifica la volontà repressiva del governo centrale spagnolo. Lo scopriremo in poche settimane.

Comunque vada a finire per quanto ora si può sapere, parliamo di modelli classici di conquista dell’indipendenza. Modelli più evoluti per ora paiono rimanere solo un privilegio del mondo anglosassone, dal Regno Unito, che ha permesso l’indizione di un referendum di indipendenza della Scozia, al Canada, che ha visto l’organizzazione di ben due referendum di indipendenza in Quebec. In tempi abbastanza recenti abbiamo anche visto l’esempio del Montenegro, in cui l’Unione Europea ha saputo giocare un ruolo importante di intermediazione con la Serbia per permettere l’organizzazione del referendum di indipendenza. Non si è ancora visto un esempio di azione della UE “interna”, per favorire la composizione democratica e pacifica di tali processi.

Proprio per tale ragione, unita alle condizioni particolari che ci caratterizzano, in primis l’assenza di una reale, affidabile, preparata e motivata classe dirigente indipendentista, per quanto riguarda il Veneto, noi abbiamo suggerito (e avviato) una strategia forse un po’ diversa, sicuramente non “classica”. Ovvero abbiamo teorizzato e cominciato ad introdurre ambiti più evoluti e sofisticati di “governo” al momento non controllati dallo stato italiano, in quanto non ancora esistenti e anche in futuro non “tracciabili” dall’Italia. È ciò che intendiamo quando parliamo di “economia” e “tecnologia”. Che altro non sono se non la realizzazione di un network relazionale internazionale di lobbying e di facilitazione degli affari da un lato e la creazione di una sovrastruttura informatica e di comunicazioni criptata tramite adozioni di particolari tecnologie innovative. Una volta completati questi due livelli di governo “intelligente”, il completamento della strategia di indipendenza sarà solo una questione operativa. Avremo infatti creato una struttura di stato più evoluta che facilmente avrà la meglio su quella obsoleta in uso allo stato italiano. Non ci sarà bisogno di alcun processo di “rottura”, in quanto probabilmente andremo anche a creare per osmosi le future strutture pure dello stato italiano, a quel punto “civilizzato”, oppure dei nuovi stati indipendenti che saranno maturi per sorgere.

Da un punto di vista più teorico, abbiamo introdotto un nuovo livello panarchico di governo, cosa che viene resa possibile dall’evoluzione economica, industriale e tecnologica degli ultimi decenni. Nel tempo esso sarà destinato prima a competere e quindi a sostituire i livelli di governo territoriale esistenti, per superiorità evolutiva. Non sarà quindi una rivoluzione, bensì un’evoluzione.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu


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  • Perche’ pero’ quanto illustrato non suoni per la maggioranza ad oggi della popolazione veneta una cosa astrusa e inarrivabile, e percio’ una sconfitta delle attese e una sfiducia nella prospettiva di liberta’ socio-politica nel senso piu’ comune del termine, suggeriteci qualche immagine di comparazione, o declinate la situazione reale e futuro in termini piu’ semplici, senno’ dobbiamo solo stare a guardare quel che succede da noi e altrove nel mondo…E’ chiaro che tutto e’ in evoluzione ma per non sentirsi impotenti di fronte a quel che succede, se son giovane alzo I tacchi e vado altrove… ma se non lo sono ahime’ mi devo rassegnare?
    Speravo di non morire italiana…

    caterina 21 settembre 2017 13:43

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