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DEI REFERENDA E DELL’INDIPENDENZA, TRA CATALOGNA, VENETO ED EUROPA

ottobre 15, 2014

Considerazioni sulle vie istituzionali, giuridiche e pratiche verso la piena indipendenza della Repubblica Veneta, alla luce delle più recenti esperienze europee e internazionali

Schermata-2014-05-28-alle-16.43.18Nei giorni che precedono la consultazione popolare per l’indipendenza della Catalogna, che ieri il Presidente Artur Mas ha annunciato si svolgerà in modo diverso da quanto previsto inizialmente merita svolgere qualche riflessione sulle modalità attraverso le quali nel mondo moderno si possa arrivare a raggiungere la piena indipendenza.

Rimandiamo a un articolo tecnico di Diritto Di Voto che spiega bene e sinteticamente la questione della consulta catalana sul piano giuridico e ci concentriamo sugli aspetti più squisitamente politici.

Qual è infatti lo scopo dei movimenti che in particolare all’interno dell’Unione Europea stanno scuotendo lo scenario geo-politico? Cosa si cela dietro alla parola “indipendenza” e come è possibile tecnicamente raggiungerla?

Da un punto di vista squisitamente formale la battaglia in corso pare di carattere giuridico, vertendo sul diritto di autodeterminazione dei Popoli. Ma come si attua tale diritto, de facto e non solo de iure?

Per capirlo bisogna addentrarsi nel meccanismo di funzionamento degli stati e dei modelli politici che li rappresentano.

Assodato infatti che gli scozzesi sono cittadini più “europei” dei catalani e dei veneti e che come tali godono di maggiori diritti democratici che agli ultimi sono negati a causa del maggiore tasso di inciviltà degli stati che ad oggi li trattengono contro la loro volontà, possiamo scegliere di continuare a lamentarci di tale situazione, magari condendo il lamento con un’azione romantica e time-spending, oppure possiamo cercare di raggiungere il nostro obiettivo indipendentista in altri modi.

Quali sono i veri poteri che regolano la vita pubblica e quindi anche la vita politica di uno stato?

Semplificando, possiamo citare il potere militare, il potere temporale-spirituale, il potere intellettuale, il potere economico-finanziario e il potere politico che in sé riassume il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario. Escludendo conflitti, o ambizioni di controllo del primo (per ovvie ragioni), mantenendo i buoni rapporti con il secondo, possiamo far leva sul terzo che in linea teorica è il più alto e incontrollabile per poter influenzare, o se siamo particolarmente bravi in qualche modo per coesercitare il quarto, al fine di arrivare a gestire il quinto che rappresenta la sintesi dei precedenti.

Ciò vale a maggior ragione se si considera che in epoca moderna, è proprio il potere economico-finanziario ad avere assunto la maggiore forza relativa rispetto agli altri (potere intellettuale a parte). Se si comprendono tali concetti, è chiaro che la battaglia per arrivare ad esercitare il diritto di voto diventa importante fino al punto in cui essa ha buone probabilità e tempistiche accettabili per essere condotta, senza correre il rischio di diventare una bandierina in mano ai politici per continuare a ricevere la fiducia popolare per un obiettivo che viene spostato in là nel tempo, se non addirittura simulato, come per esempio ha saputo fare molto bene – ahinoi – la lega nord in Veneto e in Lombardia per 25 anni. In tal caso il referendum diventa un falso scopo.

Ciò vale particolarmente per le aree che hanno un elevato potenziale economico, come il Veneto (ma anche la Catalogna e la stessa Scozia), ma forse non sufficiente, se non insignificante, potere economico-finanziario.

È lì che ci si deve concentrare. È lì che si combattono le guerre moderne. È lì che, se si è assenti, non si ha alcuna possibilità di ottenere alcunchè, in particolar modo se si è inseriti in blocchi geo-politici di importanza globale come quello europeo: la battaglia giuridica e in estrema sintesi anche quella politica non hanno alcuna possibilità di essere vinte se non si è ideato un piano strategico che tenga conto di ciò. Se qualcuno ha bisogno di un controesempio, provi a ricordare come perse il potere in Italia il cav. Berlusconi nell’ottobre 2011, senza perdere elezioni, senza essere condannato e senza essere sconfitto militarmente.

In estrema sintesi, in ogni caso, anche da un punto di vista strettamente giuridico, al fine di ottenimento dell’indipendenza, non è assolutamente essenziale la celebrazione di un referendum, che esso sia o meno politicamente e legalmente vincolante, che sia istituzionale, privato, misto privato-pubblico (come fu ad esempio il Plebiscito Veneto del 16-21 marzo 2014, che fu indetto in collaborazione tra Plebiscito.eu e diversi comuni veneti).

Chi si fissa sul referendum pensi a quante altre modalità ci sono state di effettiva conquista dell’indipendenza da parte dei Popoli: Lituania, Lettonia, Estonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Kosovo, solo per citare alcuni casi degli ultimi decenni avvenuti in Europa. L’ultimo caso, quello del Kosovo, ha anche rappresentato un precedente importante e celebre per l’applicazione e l’interpretazione del diritto di autodeterminazione dei Popoli.

A questo proposito rimandiamo alle Deduzioni allegate, con nota dell’avv. Franco Correzzola, in commento all’Advisory Opinion espressa dalla Corte di Giustizia Internazionale il 22 luglio 2010.

Esse sono la dimostrazione concreta del principio secondo il quale anche ciò che fino a quel momento non è giuridicamente e persino politicamente e storicamente giustificato, lo può diventare se intervengono interessi, o meglio poteri di ordine superiore. Nel caso del Kosovo era il potere militare e, forse, il potere economico-finanziario.

Per quanto ci riguarda più concretamente, alla luce dell’insostenibilità del debito pubblico italiano, del grave rischio di stabilità dell’eurozona e del potenziale surplus finanziario veneto che emergerebbe dalla nostra piena indipendenza, lasciamo al lettore le conclusioni finali per capire quale possa essere la via più veloce, concreta ed utile per raggiungere la piena sovranità della Repubblica Veneta.

Treviso, 15 ottobre 2014

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

 

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DEDUZIONI da commento alla Advisory Opinion Corte Giustizia Internazionale in data 22.07.2010 testo autori vari edizioni CEDAM

Convegno di Bologna del 16/12/2010 – “Il parere della Corte internazionale di giustizia sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo” Alma Mater Studiorum – Università di Bologna – Università di Verona 

La pronuncia della Corte Internazionale di Giustizia sulla dichiarazione d’indipendenza del Kosovo è stata oggetto di numerosi studi da parte della dottrina giuridica.

L’Università di Bologna ha nello specifico organizzato un Convegno sull’argomento (in data 16 Dicembre 2010) che ha portato alla pubblicazione di un volume intitolato “Il parere della Corte internazionale di giustizia sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo:un’analisi critica (CEDAM, 2011) .

Opera ben fatta e pregevole che si invita a leggere, poiché ricca di riferimenti giurisprudenziali e dottrinali.

Ogni modo, si ritiene qui utile sintetizzare per punti alcune delle opinioni espresse dai relatori, pur anticipando che non può essere fatto in maniera completa.

Nel dettaglio, sperando di non travisare il pensiero degli autori:

  1. Il diritto internazionale non proibirebbe le dichiarazioni unilaterali di indipendenza, in quanto non esisterebbe una prassi statale significativa volta a prevedere un divieto generale ed espresso di tali atti (tesi Milani).
  2. La Corte ha considerato soggetti dotati di legittimazione attiva i rappresentanti del popolo kosovaro come autorità costituenti un nuovo Stato e non come appartenenti all’Assemblea del Kosovo (organo costituzionale previsto dall’ordinamento giuridico serbo-kosovaro) la quale sarebbe incorsa in maggiori limitazioni nell’espressione dei suoi poteri (tesi Papa).
  3. Parte della dottrina (tesi Pertile) è contraria al riconoscimento quale diritto soggettivo dell’istituto della remedial secession ovvero la possibilità di esercitare il diritto di autodeterminazione esterna anche al di fuori dei casi del contesto coloniale o di occupazione straniera. Tale possibilità si sarebbe esaurita una volta cessata la tradizione di occupazione coloniale degli Stati da parte di altri soggetti riconosciuti ONU.
  4. Anche la dottrina più conservatrice (Pertile) ammette che la pretesa è comunque ammissibile (legittima poiché non vietata) anche in assenza di un vero e proprio diritto soggettivo. Si assiste tuttavia ad un crescente rilancio della teoria del diritto alla autodeterminazione, riconosciuto da molti Stati ma avversato dalle maggiori potenze del Consiglio di Sicurezza.
  5. Il principio d’integrità territoriale si applica pacificamente agli Stati aderenti ONU (“clearly to the conclusion that international law contanined non prohibition of declarations of independence”) ma non per altri soggetti legittimati alla pretesa. Si ritiene (Casolari) tuttavia che, per il medesimo principio, non possa esserci riconoscimento prematuro dei soggetti secessionisti da parte di altro Stato.
  6. In pratica (tesi Casolari) si ha equiparazione della categoria del non proibito a quella del lecito con esplicita conferma della giurisprudenza consolidata della Corte di Giustizia (caso Lotus) con riferimento ad una visione volontaristica e prettamente interstatale del diritto internazionale.
  7. La dottrina (Casolari) ritiene che la Corte abbia incautamente aperto una falla nella linea di pensiero negatoria della esistenza di un diritto soggettivo alla autodeterminazione. Se è vero che il diritto internazionale guarda con sfavore allo sviluppo di fenomeni secessionisti, non può dirsi con altrettanta certezza che allo stato attuale esso intenda vietarli in senso assoluto.
  8. La dottrina (Casolari) richiama la sentenza della Corte Suprema Canadese del 20.08.1998 sulla pretesa di secessione del Quebec dal Canada, segnalando che la Corte dopo avere affermato la sostanziale coincidenza tra divieto di secessione e l’assenza di un diritto a secedere, considera illegittimo per il diritto internazionale quello che lo è per il diritto interno.
  9. La dottrina (Casolari) afferma la legittimità della reazione del sovrano territoriale avverso le spinte secessioniste, anche attraverso l’uso della forza, la quale può essere tuttavia limitata da risoluzioni (con valenza normativa) del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
  10. Parte della dottrina (Palermo) sottolinea la progressiva costituzionalizzazione del diritto internazionale e internazionalizzazione del diritto costituzionale stesso.
  11. Si nota che (Palermo) attraverso questo processo che vede internazionalizzate tutte le nuove Costituzioni, con superamento dell’originaria concezione del potere costituente come potere illimitato, si arriva a sancire il primato del diritto internazionale sulle fonti interne ed anche sulla stessa Costituzione.
  12. Si richiamano le asserzioni della Corte Suprema Canadese che, pur affermata l’assenza nel caso del Quebec delle condizioni necessarie per il riconoscimento di un diritto alla autodeterminazione (assenza occupazione straniera o coloniale, assenza di trattamento di evidente disparità avverso una parte determinata della popolazione non necessariamente definibile in termini nazionali specifici per lingua o religione) viene ribadito che un ordinamento liberale e democratico non può escludere a priori un diritto alla secessione di una parte del suo territorio.
  13. La pretesa di secessione, pur in assenza dei requisiti per un vero diritto di autodeterminazione, è dunque possibile anche in assenza di una previsione costituzionale interna (Palermo) a patto che si esca dalla logica di maggioranza vs. minoranza e che il percorso sia guidato in modo pacifico da procedure giuridiche accettabili.
  14. Per la Corte e la dottrina (Lionello, Gradoni) il caso del Kosovo è un unico irripetibile.
  15. In primo luogo per la natura soggettiva dei proponenti, in secondo luogo perché ad oggi il Kosovo è parzialmente indipendente (Lionello) in quanto la dichiarazione unilaterale non è stata una vera dichiarazione d’indipendenza (Gradoni) poiché non ha rivendicato alcuna sovranità assoluta.
  16. Per la dottrina (Gradoni) il documento kosovaro è atipico e non ha manifestato alcun potere costituente in senso proprio, avendo rinunciato a priori alla pretesa di sovranità attraverso l’accettazione espressa e preventiva del piano Ahtisaari.

Tutto ciò premesso si possono esprime le seguenti conclusioni.

A legittimare una pretesa di secessione non serve un vero e proprio diritto soggettivo, come pure una legittimazione attiva assoluta tranne la volontà di agire con spirito costituente da parte di alcuni soggetti non necessariamente delegati allo scopo da una maggioranza assoluta.

L’assenza di una previsione costituzionale interna non è ostativa al procedimento; la previsione di un divieto espresso renderebbe la carta costituzionale illiberale e non democratica e pertanto incompatibile con le superiori previsioni del diritto internazionale.

Il riconoscimento politico del soggetto secedente spetta al Consiglio di Sicurezza (decisione sottratta agli altri organi ONU, Assemblea o Corte di Giustizia, ed agli Stati) vietando il principio d’integrità territoriale iniziative premature ai singoli Stati medesimi.

Per la esistenza di un vero diritto soggettivo all’autodeterminazione necessita anche alternativamente: a) occupazione coloniale; b) occupazione straniera; c) conclamati casi di discriminazione della popolazione, non necessariamente specificata per criteri di nazionalità, che realizzino una effettiva disparità di trattamento e vessazione dei diritti dei singoli.

La tesi conservatrice poggia sulla idea di cristallizzazione dei rapporti giuridici tra Stati, tuttavia essa pare smentita dalla storia (in periodo postcoloniale sono aumentati i soggetti riconosciuti dall’ONU in termini esponenziali) e dalla sostanziale cessazione, proprio col caso Kosovo, del principio di decisione multilaterale nel riconoscimento politico di nuovi soggetti sovrani.

Con le recenti pronunce della Corte Costituzionale spagnola, che ha interrotto il cammino della Catalogna verso il Referendum indetto per il 9 Novembre p.v., il tema della legittimità della dichiarazione unilaterale d’indipendenza da parte di soggetti non investiti di pubblici poteri torna attuale.

Avv. Franco Correzzola


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  • mi sembra di capire che le strade sono tante per arrivare all’indipendenza, importante è individuare quella più giusta rispetto alla situazione in cui un popolo che vuole raggiungerla viene a trovarsi…e proseguire con determinazione senza incertezze fino alla meta!
    se pensiamo che in cent’anni il numero degli stati si è raddoppiato, vuol dire che non c’è limite quando è impellente bisogno di libertà!

    caterina 15 ottobre 2014 20:23
  • Analisi sintetica e molto ben dettagliata che rende l’idea in quale complessità giuridica internazionale ci stiamo muovendo.
    Nel mentre PLEBISCITO.EU ha le idee chiare su che cosa dobbiamo fare ed intraprendere, il presidente della Confindustria SQUINZI è soddisfatto di come procede il governo con RENZI ed in particolare con le ultimissime misure economiche varate. I 36 miliardi si trasformeranno in posti di lavoro ???
    Personalmente dico di no, perché sono i consumatori,cioè il mercato a determinare i consumi.
    Non mi pare che le famiglie Venete e italiane stiano molto bene e godano di floride finanze.
    I pensionati stanno ancora peggio salvo coloro che godono di pensioni superiori ai 2.000 euro, ma sino a quando? Il FMI esige che si tocchino ancora le pensioni italiane…..staremo a vedere !
    La conclusione è che non c’è fiducia né soldi per poter azzardare una benché minima inversione di rotta. Se poi ci mettiamo le ultime tassazioni in corso d’opera, TASI,TARI,IMU e via dicendo allora si può ben affermare che le famiglie che potrebbero spendere qualche euro in più, se ne guarderanno bene dal farlo e risparmieranno quanto possibile per paura di trovarsi in difficoltà e l’incertezza regna sovrana.
    A fine anno il PIL sarà più negativo del previsto ed il 2015 se non sarà peggiore non sarà nemmeno migliore, anzi azzardo un meno a cifra singola.
    L’indipendenza del Veneto è la chiave di volta per sconfiggere la stagnazione che abbiamo anche noi e salvare l’italia e l’europa e quindi l’euro. Fermo restando che la nostra moneta sarà quella che ci converrà di più al momento opportuno e decisivo nel completo e definitivo esercizio dell’ indipendenza.
    Coloro che faranno parte della squadra istituzionale Veneta…ho letto di ca. 100 candidature già pervenute, nessuno me ne voglia, ma dovranno essere attentamente vagliate e soppesate specie nel merito delle competenze.
    Se all’inizio ci si è avvalsi di persone volonterose e disponibili, adesso, come dice appunto Gianluca Busato serve un salto di qualità.
    Vogliamo una Repubblica Veneta Federata retta da persone integerrime, competenti nel loro incarico ed in particolar modo dinamiche.
    Che la Provvidenza ci aiuti e che gli uomini siano determinati.
    WSM

    giancarlo 16 ottobre 2014 14:52
  • Buongiorno a tutti,ho ripreso la scuola superiore quest’anno per avere un futuro migliore e ieri nella lezione di italiano il professore ci ha divisi in gruppo per fare un riassunto di un articolo di giornale.Il gruppo vicino al mio ha scelto di riassumere l’articolo riguardante il referendum della catalogna (ovviamente anche nel mio gruppo abbiamo scelto quello perchè gli altri articoli parlano di renzi e berlusca)poi il professore è andato a mettere il voto a quel riassunto e sapete cosa ha detto? ha detto “come si fa a pensare di dividere uno stato, è inimmaginabile”con una risatina da ebete. Il bello che prima di fare l’esercizio ci ha spiegato che bisogna saper informarsi su ogni argomento che si affronta. mi ha proprio degustato il suo intervento da ignorante quall’è, insegna solo falsità di un regime comunista da dove proviene

    veroveneto 17 ottobre 2014 10:21
  • insegnanti e professori privilegiati con 3 mesi di ferie come lavoratori vanno pagati a ore.

    oiram 17 ottobre 2014 11:10
  • @oiram
    Certo e i lavoratori, come gli insegnanti,devono essere laureati e iniziare a 27 28 anni a lavorare (se ti va bene a 28 anni inizi a fare qualche supplenza).

    luca 17 ottobre 2014 12:31
  • la jattura più grave per i nostri giovani è avere insegnanti ignoranti che non si alimentano di letture approfondite di storia vera e si accontentano della storiografia di regime e non hanno sensibilità rispetto alle problematiche dei territori dove si trovano ad operare e conoscenza della loro storia specifica…è il primo esame che io farei fare agli insegnati di lettere e storia nei concorsi che ora sono aperti all’universo italiano con la corsa all’impiego statale che è soprattutto il miraggio del sud, ma spesso tale deficienza è anche negli insegnanti nostrani che magari si credono preparati perchè sanno tutto di Carlo Marx e non sanno niente sulla battaglia di Lepanto.

    caterina 17 ottobre 2014 13:13
  • concordo con Caterina, io ho finito le superiori l’anno scorso e non so assolutamente niente della storia del Veneto. i professori nel nostro Veneto indipendente dovranno essere riformati sulla storia del Veneto, e per non perdere la nostra lingua dovranno insegnare almeno tre ore a settimana la lingua veneta, parlata e scritta

    davide 17 ottobre 2014 14:09
  • Si infatti Caterina, e poi questo insegnante che è addiritura veneto ha cominciato,per far vedere che lui sà, a raccontare cosa è successo nello stato pontificio in una determinata data dicendo pure il nome del papa che ci governava,scommetto che se gli parlo della Serenissima mi domanda cos’è, e poi è passato (ma era scontato) a un russo comunista che in prigione aveva scritto dei saggi dove il comunismo italiano ha avuto riferimento. Il bello è che, se voglio avere il diploma,mi tocca stare tranquillo e avere le sue stesse opinioni se no non mi fa passare.Ma non so quanto ci resisco, spero solo che non entri mai in argomento con me.La scuola è bella perchè si impara tante cose ma allo stesso momento fa schifo quando pensi di avere una figura che ti insegna come ragionare con la propria testa invece devi ragionare con la loro se no sei una m…..Scusate se vi annoio ma dovevo sfogarmi in qualche modo

    veroveneto 17 ottobre 2014 14:18
  • Veroveneto, Davide, siete la nostra speranza, il nostro futuro fondato su libertà e consapevolezza.. lasciate pure dire ma non piegate mai la testa…vi tocca fingere perchè anche una stoccata può provocare una vendetta… ma continuate a nutrire il vostro spirito con letture giuste, avete la fortuna di vivere in un’era che le facilita… siti come diritto di voto, i libri di Beggiato, Stolypin di Controcorrente, minima libertaria di Bernardini, le confessioni di Curletti, agente segreto di Cavour.. insomma cercate fuori dai programmi scolastici che vi farà solo bene!
    Vi abbraccio!

    caterina 17 ottobre 2014 15:11
  • Leggo fra le righe che il referendum di marzo non è più fondamentale per raggiungere l’indipendenza. Bene, ma per sette mesi ogni commento poggiava sulla sua validità e si è annunciato la sua certificazione. Ora, si cambia pagina?

    Giorgio 17 ottobre 2014 16:36
  • Giorgio, io interpreto la cosa così: primo, non è il caso di perdere ulteriore tempo, anche di fronte alle osservazioni che gli eventi di Scozia e Catalogna fanno emergere secondo gli esperti e gli studiosi di diritto internazionale e delle sue diverse applicazioni… secondo, ora che l’esame conclusivo del referendum manca solo della relazione finale, che i dodici addetti devono firmare, e magari tirano per le lunghe, è meglio andare avanti comunque, perchè come conferma qui sopra il Presidente Busato, e le esperienze che sono richiamate dall’avv.Correzzola, altrove è già avvenuto: un popolo ha il diritto di andare avanti perchè è la sua volontà manifestata e ne ha affidata,investendone dell’attuazione nel nostro caso il Presidente della Commissione dei 10, e ciò prescinde e prevarica ogni timbro… che comunque, immagiono, prima o poi arriverà…
    Ahimè, i commissari! tutto il mondo è paese…

    caterina 17 ottobre 2014 17:18
  • Da quanto scrive VEROVENETO capisco che nulla è cambiato da quando andavo a scuola io ben 55 anni or sono.
    Purtroppo, la scuola italiana è sempre stata in mano ai sinistroidi che con le loro ideologie sballate hanno rovinato questo paese infettandolo di piaghe inguaribili quali: corruzione, ipocrisia, falsità, negazione del merito, esaltazione del poter fare quello che si vuole, anarchia , dileggio , il voler essere superiori agli altri anche quando palesemente inferiori, uso dell’informazione e della giustizia pro domo loro , sistematica demolizione della famiglia naturale a favore dei nuovi idoli: i single fai da te o coloro che amano lo stesso sesso, il voler a tutti i costi procreare creando un mercato di esseri umani non ancora nati, l’affermare che siamo tutti uguali come dire che anche l’isis siamo noi e loro sono noi, magari libere droghe, libere case di tolleranza e si potrebbe continuare ancora per molto.
    Caro VEROVENETO, tu stai semplicemente ragionando con la tua testa. Complimenti sinceri, non è cosa da poco in questo mondo malato.
    I giovani sono il futuro, ma dovete crearvelo !! Nessuno vi darà mai nulla se non ve lo conquisterete con la fatica e la perseveranza.
    Saper ragionare, valutare, scindere la realtà dalla virtualità, prendere coscienza di sé e da dove veniamo e chi siamo e dove vogliamo andare, sono domande che richiedono assolutamente delle risposte.
    Ebbene tu come gli altri giovani Veneti siete la prosecuzione vivente di un popolo millenario e glorioso che l’italia vi ha tenuto nascosto solo per interessi di parte continuando a rubarvi la verità storica.
    Leggere libri per capire. Confrontarsi con le novità che ci circondano come PLEBISCITO.EU è e potrà essere il primo scalino per arricchirvi di una consapevolezza che oggi vi manca. E’ come se foste degli indiani d’america a cui hanno sottratto tutto, ma siete sopravvissuti e oggi potete riprendervi tutto indietro perché se lo vorrete veramente nessuno ve lo potrà impedire.
    WSM

    giancarlo 18 ottobre 2014 0:32
  • Bravo VEROVENETO è così che un giovane dovrebbe essere.
    Uno studente che ragiona con la propria testa e che oltre ad impegnarsi a scuola per poter avere un futuro, si guardi attorno e cerchi di capire dove sta la verità e dove l’inganno o la falsità.
    Sappi che sei anche tu un sopravvissuto di un popolo, quello Veneto, che può vantare un passato millenario e glorioso e che viene sistematicamente negato nella scuola italiota sinistroide.
    Sii pragmatico, come mi sembra tu abbia già capito, ma nello stesso tempo riappropriati della storia della tua terra e dei tuoi avi e partecipa alla nostra azione che vuole anche per te un futuro degno di questo nome. Ciao !!
    WSM

    giancarlo 18 ottobre 2014 0:45
  • Link alla pagina del comunicato della Regione Veneto dell’avvenuta apertura del conto per il finanziamento al referendum:
    http://www.regione.veneto.it/web/guest/comunicati-stampa/dettaglio-comunicati?_spp_detailId=2766134
    *
    Cercando Veneto wikipedia è scritto quanto segue:
    Progetto d’indipendenza P.d.L. 342 – L.R. 16/2014[modifica | modifica wikitesto]
    Il 12 giugno 2014, il Consiglio Regionale del Veneto, a maggioranza, ha votato il progetto di legge 342/2013 che prevede l’indizione di un referendum sull’ipotesi di indipendenza del Veneto dall’Italia. Il progetto di legge è stato quindi convertito nella legge regionale numero 16/2014 grazie alla pubblicazione del 24 giugno 2014 BUR n°62[21] del Veneto.

    In data 8 agosto 2014 il Governo Renzi ha impugnato la legge 16 davanti alla Corte Costituzionale[22], ma ciò non ha comunque effetto e la legge mantiene la sua validità, fino a quando la Corte Costituzionale non si esprimerà nel merito.

    Facendo seguito a quanto scritto negli articoli 2 e 4, il 30 settembre il Presidente della giunta regionale Zaia ha comunicato il numero di conto corrente nel quale far confluire le donazioni da parte dei cittadini per sostenere economicamente la consultazione elettorale.

    Non è invece ancora stata stabilita la data del voto.

    Luca 18 ottobre 2014 11:05
  • son due anni che c’è chi fa finta di fare…
    ma i veriveneti lo hanno capito da un pezzo…

    caterina 18 ottobre 2014 12:20
  • Consiglieri a quelli di Plebiscito.eu di fare una vera campagna postale pro finanziamento del referendum cosi da appropriarsi anche della paternità del referendum regionale
    😉

    Marco 18 ottobre 2014 12:48
  • lascia che chi l’ha promosso si dia da fare…è il suo turno, e si renderà così conto della fatica… i veneti che vogliono l’indipendenza non c’è dubbio che riperenno il loro voto due tre volte, sempre finchè non l’avranno raggiunta!
    Io, sarà per l’età, dal 21 marzo mi sento già indipendente e non aspetto altro che poterlo veder riconosciuto nel mio documento: nazionalità? Veneta!!!

    caterina 18 ottobre 2014 14:34
  • Oltre ai testi controcorrente citati in un post precedente ricordo “maledetti Savoia” e “Polentoni’ di Lorenzo del Boca.
    Un caro saluto a Caterina che non conosco, ma che seguo con interesse e in perfetta sintonia

    ricc48 19 ottobre 2014 9:40
  • caro Davide e Veroveneto purtroppo questo è il duro prezzo da pagare in uno stato occupato e invaso come il nostro. la storia ci ha insegnato che la prima cosa che fa un paese che invade un altro paese è quello di cancellare il suo passato e le sue radici affinchè il popolo non possa più unirsi sotto un’ideale o una bandiera. Questo è stato fatto a noi. Gia dai tempi antichi. io ho studiato in seminario e proprio nelle aule scolastiche di quel luogo in alto appariva una feritoia ove durante l’occupazione Austrica un uditore ascoltava le lezioni affinchè non si insegnasse a studenti veneti lezioni che agli Asburgo non comodassero. a qualunque prete che esaltava la serenissima tra i banchi veniva deportato. la stessa cosa successe a Recoaro durante i primi periodi dell unificazione d’italia, come pochi sanno in quei luoghi la lingua parlata era il cimbro di conseguenza la curia mandava preti che parlassero tedesco affinche la popolazione potesse capire le omelie. tutti questi preti furono deportati al sud italia e successivamente le loro notizie scomparvero. la vera storia del veneto l ho studiata proprio li in seminario con alcuni vecchi sacerdoti che ci raccontavano come le nostre radici furono cancellate dalla memoria. se invece penso alle migliaia di cazzate che ho udito nelle scuole superiori pubbliche proprio quelle che alcuni definiscono “libere” mi viene la nausea. ma pazienza ora non è il tempo di pensare a quello ora dobbiamo prendere la nostra indipendenza. poi al resto ci penseremo. Ma non dimenticheremo del male che ci hanno fatto.

    Gattamelata 19 ottobre 2014 11:49
  • Caterina mi piacerebbe conoscerti di persona è possibile?

    veroveneto 21 ottobre 2014 10:55
  • certo! a Treviso il 9 ci sarò senz’altro.. anche sabato prossimo se mi riesce… è sempre una grande gioia sventolare la nostra bandiera e trovarsi a invocare, o urlare al mondo “Par tera.. par mar.. San Marco!!!”

    caterina 22 ottobre 2014 20:14
  • come faccio a sapere chi sei?devo chiedere a qualcuno?

    veroveneto 23 ottobre 2014 10:45
  • Un popolo e rappresentato da un governo con pieni poteri…e così oggi? Altresì ogni cessione di sovranità deve avvenire in un piano paritario con gli altri stati per affermare la sovranità art1 e 11 costituzione.E così oggi? E ancora i trattati internazionali ed Unione europea sono tutti compatibili con i fini della pace e e della sicurezza? Inoltre le nostre elezioni nazionali ed Unione sono democratiche? Infine sono rispettati i diritti umani ,il diritto alla vita, i diritti economici ecc ecc ? Ho tanti dubbi

    antonio 16 giugno 2015 13:45

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