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FINE CORSA PER L’ITALIA INGOVERNABILE, VIA COL VENETO

febbraio 19, 2017

L’Italia è ufficialmente diventato uno stato ingovernabile. Lo scenario che emerge qualche mese dopo il referendum del 4 dicembre e con la legge uscita dalla decisione della Corte Costituzionale implica la fine di qualsiasi fattibile ipotesi di governabilità: lo dicono le cifre di tutte le ultime consultazioni elettorali e degli ultimi sondaggi che le confermano. Anche il drammatico dibattito interno al Partito Democratico di questi giorni ne è semplicemente un sintomo, seppure nella piena inconsapevolezza delle leadership politiche.
Nessuna forza politica, o lista elettorale è infatti in grado di arrivare al 40% del voto.

Ciò che è peggio, il sistema politico appare perfettamente bloccato ed ingovernabile, in quanto nessuna alleanza omogenea sembra oggi tecnicamente possibile per arrivare ad avere una maggioranza del 50% in Parlamento, dopo ipotetiche elezioni, con l’attuale legge elettorale.

Esistono infatti tre grandi aree politiche più o meno omogenee, che arrivano a dividere i consensi potenzialmente in 3 fette, più o meno uguali, tra il 25-30%, o al massimo il 30-35% ciascuna, con oscillazioni che paiono di scarsa rilevanza. Alcune aree paiono particolarmente frammentate: il centro-destra, con Berlusconi e Salvini che faticano a trovare addirittura un mix decente che li accomuni e oggi anche il centro-sinistra, con l’esplosione della questione del PD, che potrebbe sfociare addirittura in una scissione, oppure, ipotesi alternativa che pare poco probabile, nelle dimissioni di Renzi da segretario. Il M5S pare sicuramente tenere di più rispetto a centro-destra e centro-sinistra.

Anche i tentativi di questi mesi di scalfire l’elettorato di Grillo soffiando sulla situazione delicata della giunta Raggi a Roma, in particolare da parte del PD, non paiono infatti sortire effetti significativi nei consensi, almeno a giudicare dai sondaggi.
L’unica alternativa sarebbe quindi quella di Grosse Koalition tra aree politiche “geneticamente” diverse e sicuramente fantasiose quanto, a nostro avviso, prodromiche di un suicidio politico collettivo. Esse sono le seguenti.

  • Ipotesi coalizione di governo tra Renzi + Berlusconi + Salvini.
  • Ipotesi di governo Renzi + Grillo.
  • Ipotesi di governo Grillo + Berlusconi + Salvini.

Ci potrebbero forse essere anche altre coalizioni possibili, ancora più assurde, ma già queste ci sembrano tutte fuorché realistiche. Tecnicamente altre ipotesi paiono non avere i numeri minimi per arrivare al 50%, a meno di sconvolgimenti che oggi paiono non prevedibili, alla luce della situazione attuale, che consegna lo stato italiano a un futuro prossimo di frammentazione politica senza precedenti e totalmente ingovernabile, proprio nel momento in cui il sistema-paese vive la propria più drammatica crisi socio-economica dal dopoguerra, stretto da un debito pubblico fuori controllo e una crisi sistemica e di produttività che rischia di farlo precipitare al di fuori del novero degli stati sviluppati.
Intendiamoci, non è che l’idea di NON avere una coalizione di governo reale possa apparire un’ipotesi così peregrina, visti i risultati economici raggiunti da altri stati in Europa in assenza prolungata di governi (come ad esempio è avvenuto recentemente in Belgio e Spagna).

La “diversità” del caso italiano è che al momento non appare percorribile nemmeno la possibilità teorica di un governo tecnico sostenuto da forze anche eterogenee, in quanto ciò ne causerebbe la loro fine politica evidente e che ciò avviene nel momento di propria massima crisi economica ed esistenziale.

Il panorama che si appresta a vivere l’Italia sarà tale inoltre da non permettere inoltre altre vie d’uscita, o scorciatoie, quali ad esempio forme autoritarie di governo, in quanto non esistono blocchi sociali sufficientemente coesi e caratterizzati da favorire tale infausto scenario (per fortuna). Sarà semplicemente un fenomeno di “bradisismo” politico, più, o meno lento, che a nostro avviso potrà essere risolto solo dall’indipendenza dei suoi territori, a cominciare probabilmente dal Veneto che appare il più maturo, grazie alla propria memoria storica collettiva, ancora molto forte, e al progetto moderno di indipendenza tracciato da Plebiscito.eu e che si estenderà facilmente ad altre aree, ponendo fine all’esistenza stessa di uno stato unitario italiano, così come 25 anni fa terminò l’esperienza storica della vicina Jugoslavia.

Sta alle persone più consapevoli e coscienziose assicurare un processo di trasformazione che sia il più naturale possibile, con movimenti politici che sappiano perseguire l’indipendenza attraverso percorsi pacifici e democratici, esercitando il diritto di autodeterminazione dei Popoli, sancito all’art. 1 c. 2 dello Statuto delle Nazioni Unite e sempre più universalmente riconosciuto.

Venerdì #24febbraio prossimo da #Padova daremo il via a una nuova fase di consapevolezza che una via d’uscita dalla crisi sistemica italiana c’è e parte proprio dal Veneto. Più saremo, prima e meglio ci riusciremo! #VenetoRibellati!

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu


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  • Sta accadendo ciò che avvenne nel 94 con l’avvento di Berlusconi.La gente ha bisogno del nuovo,ha bisogno di forti cambiamenti che NON possono essere attuati allo stato attuale.La crisi dei grandi partiti,la sfiducia nella politica e del suo modo di gestirla,hanno ristretto il bacino elettorale di tutti i principali partiti ponendoli indistintamente nell’inaffidabilità politica,forte anche per la componente immigrazione propagandata come una risorsa intesa chiaramente come allargamento del bacino elettorale,ed al quale dare in seguito diritto elettorale con lo Jus Soli attualmente discusso in parlamento.Giustamente,in questo clima politicamente malsano,nessuno raggiungerebbe la soglia del 40%,ponendo la questione delle alleanze in primis per la governabilità del paese,e con il grave dubbio di come si comporterebbe l’elettorato,in termini di voti,nel caso di una alleanza Salvini/Berlusconi/Grillo,oppure Salvini/berlusconi/Pd..,dopo i fatti di Padova e Roma.Ipotesi che darebbe una forte incremento all’astensionismo già di per se stesso forte,Le ipotesi di Giane,quindi,alla luce della situazione odierna non fa una piega.In questa “Repubblica”in fase disgregativa nonostante le smentite fatte da più parti,per il Veneto esistono due strade:la prima drastica e rivoluzionaria per un distacco violento e traumatico dall’italia,la seconda più percorribile,ma di grande attesa in fatto di tempo che avrà modo di concretizzarsi nel fallimento della Nazione.

    mauro 19 febbraio 2017 14:01

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