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JohnLocke

IL CRIPTO-STATO È LA NUOVA AMERICA

luglio 11, 2016

Una nuova inedita frontiera internazionale del liberalismo è esplorata dalla panarchia della Repubblica Veneta digitale e della sua prossima cripto-moneta con emissione basata su una matrice di intelletto generale

JohnLockeAlan Wolfe, nel suo “The Future of Liberalism”, ci ricorda come “in principio”, scrisse John Locke nel suo “Secondo Trattato sul Governo”, “tutto il mondo era America”.

Così continua Wolfe: “John Locke, filosofo del tardo diciasettesimo secolo, celebre tanto per la sua spiegazione di come si formano le idee quanto per la sua insistenza sul fatto che i governi siano basati sul consenso dei governati, vedeva l’America, almeno finché non vi giunse l’uomo bianco, come una terra in cui, dato che il denaro non era una cosa nota, i conflitti su quella particolare radice di tutto il male non sarebbero stati necessari. Da quella idea apparentemente semplice prese origine a una filosofia politica totalmente aliena alle monarchie assolutiste d’Europa. Dato che ognuno possiede la capacità di lavorare, tutti hanno diritto alla proprietà creata quando il loro lavoro viene mescolato con le benedizioni offerte dalla terra. Ne segue che le società si organizzano meglio sia per la libertà (nessuno può legittimamente portar via ciò che naturalmente ti appartiene) sia per l’uguaglianza (nessuno può nemmeno portar via ciò a nessun altro). Dire che all’inizio tutto il mondo era America significa affermare che la libertà e l’uguaglianza sarebbero diventate forze troppo potenti per potervi resistere. Tale concetto è diventato a propria volta la singola componente più influente di tutto il liberalismo: la filosofia politica dominante, anche se non sempre apprezzata, dei tempi moderni. Tre secoli dopo che Locke scrisse il suo capolavoro, il liberalismo offre la miglior guida non solo per i nostri tempi, ma anche per il futuro”.

Oggi tali concetti paiono tanto potenti quanto in realtà, a detta di taluni osservatori, sradicati dallo stesso luogo ideale in cui li vedeva esemplificati John Locke nella storia, ovvero l’America, o meglio gli Stati Uniti d’America, lo stato territoriale ancor oggi forse il più potente al mondo. Intendiamoci, non è che si voglia affermare che gli USA non siano più la patria della libertà e dell’uguaglianza, o meglio del liberalismo, ma in qualche modo hanno perso la caratteristica in gran parte riconosciuta dalla comunità intellettuale internazionale che solo pochi decenni la vedevano esserne l’alfiere più avanzato del mondo.

La sfida più profonda che viene agli USA a nostro avviso non viene tanto da altre superpotenze, che economicamente, militarmente e anche sul piano dell’innovazione tecnologica sono ancora ben distanziate, quanto da componenti che ne erano figlie, o intellettualmente dipendenti, e che oggi se ne sono distaccate, cercando una propria via autonoma di sviluppo.

Ci vengono in mente quindi esempi come WikiLeaks, di cui Julian Assange è il portavoce più famoso, o Edward Snowden. Essi oggi sono tra i nemici pubblici numero uno degli USA, eppure non sono portatori di valori diversi da quelli americani, seppure in modo senza dubbio alcuno controverso.

Se oggi il liberalismo vanta un campione, esso forse non è più l’America politica, che pare essersi lasciata maggiormente affascinare e conquistare dal concetto di super-stato territoriale e, quale superpotenza mondiale, anche estendendo la natura di stato oltre l’ordine emerso dalla pace di Westfalia (che come unico mediatore comune ebbe, ricordiamolo, l’ambasciatore veneziano Alvise Contarini).

Le frontiere del liberalismo paiono infatti emerge negli ambiti anche extra-territoriali, o non-territoriali. Abbiamo già parlato dei sistemi avanzati di ordini statali basati su nuove tecnologie che sfociano in un sistema panarchico. Oggi vogliamo presentare in anteprima un’altra novità di enorme valenza che caratterizza la Repubblica Veneta digitale.

Se infatti l’America di oggi non è più la stessa America che “in principio era tutto il mondo”, allora forse la nuova America è il Cripto Stato. È qui infatti che vi si trovano le condizioni primarie descritte da John Locke.

Persino nell’idea stessa di cripto-moneta veneta, di cui oggi vogliamo anticipare un concetto inedito finora mai annunciato.

Alla base infatti della stessa produzione della cripto-moneta veneta vi sarà la definizione di una matrice di intelletto generale che comprende da un lato l’offerta di attività intellettuali intangibili e di servizi che saranno codificate da compiersi e compiute e dall’altro una valorizzazione di mercato creata dalla domanda da parte della rete per ognuna di esse. Le attività intellettuali e di servizi potranno essere offerte dai prestatori d’opera oppure richieste da chi metterà come premio quantità opportune di cripto-moneta veneta. Alcune attività speciali verranno inoltre compiute dal sistema stesso ai fini dell’emissione di cripto-moneta veneta (la cripto-banca centrale e il cripto-stato, cui si aggiungeranno altre componenti sistemiche nel futuro, quali, ad esempio, altri cripto-stati).

Tra di esse, oltre alla soluzione di un problema crittografico (che indichiamo come sistema 1 di produzione, sull’esempio dei bitcoin, vi saranno anche premi concessi dal sistema per attività / servizi richiesti di interesse generale, o acquisto di titoli pubblici del cripto-stato da parte del sistema stesso (cripto-banca centrale), che indichiamo come sistema 2 di produzione.

La cripto-banca centrale non sarà un organismo classico di banca, bensì un algoritmo arricchito (un sistema DAO, decentralized autonomous organization, evoluto rispetto alle forme oggi conosciute) di alcune funzionalità che saranno a disposizione, entro determinate finestre di tempo, del sistema per bilanciare i limiti emersi dal sistema bitcoin e che prevediamo emergere nel momento in cui ci si avvicinerà alla quantità zero di nuove emissioni di bitcoin (nel 2024 circa saranno stati emessi circa i 7/8 dei 21 milioni di bitcoin totali).

Tale meccanismo consentirà in particolare di sfuggire a un problema generale di esposizione alle crisi monetarie sistemiche e al problema logico ed economico dello spreco di energia che si ravvisa nella produzione di nuovi bitcoin all’aumentare della competizione legata alla sola ricerca della soluzione di un problema crittografico che non può che essere risolto se non con forza bruta e quindi con crescente utilizzo di potenza di calcolo e di elettricità e di risorse hardware necessarie. Come infatti si può determinare il valore di una moneta basandola su uno spreco di energia elettrica e risorse hardware e una NON produzione di valore per definizione?

Da qui nasce l’idea originale della cripto-moneta veneta di associare a tale componente competitiva slegata dalla produzione di effettivo valore, un nuovo sistema di coopetizione tra i nodi della rete per la generazione di cripto-moneta veneta basato sul valore di mercato di attività, servizi e titoli pubblici proposti e richiesti in rete dagli utenti e dal sistema, garantito da meccanismi di prenotazione che ne fissano il prezzo e quindi di verifica di contratti e titoli di acquisto, con finalizzazione dell’acquisto con l’interscambio di proprietà tra attività, o titoli pubblici e corrispondenti quantità di cripto-monete venete.

Il valore intrinseco della cripto-moneta veneta emergerà quindi dal mercato stesso e la sua valorizzazione sarà determinata dal mix di tali attività che posseggono, esse sì, valore.

La quantità di cripto-monete venete emesse con il sistema 1 di produzione rispetto a quelle emesse con il sistema 2 saranno le minime necessarie a scatenare un ciclo virtuoso autosostenibile.

Il Cripto Stato in tal modo rinnoverà le condizioni ideali descritte da Locke che hanno visto emergere i liberalismo come filosofia politica dominante.

Il Cripto Stato è la nuova America dove la libertà e l’uguaglianza sono forze troppo potenti per potervi resistere, anche attraverso sterili normative che intendano confinarle, senza nulla poter fare in concreto per limitarne l’utilizzo.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu


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  • sono portata a leggere la panarchia come elaborazione filosofica per superare la nostalgia… in fondo l’America era la nuova sponda di chi si partiva dall’antica Europa col miraggio di un’avventura tutta da vivere e da costruire… non pensiamo qui a scapito di chi! che alla fine sopravvive ora nelle riserve..
    Il movente era sicuramente la libertà e la scoperta, ma il fondo rimane il ricordo, la nostalgia e, alla fine, la volontà di riprodurre modelli di società che si lasciavano scartandone i difetti.
    Questo spirito possiamo noi oggi rievocare con una panarchia applicata ai Veneti, e non solo, esuli in tutto il mondo dopo la tempesta napoleonica, e incapaci finora di riprendersi dalla serie di batoste poi subite…
    la panarchia nasce per noi dall’esigenza di aggregarci dovunque ci troviamo, di rispondere ad un richiamo profondo di identità mortificata, di sogno represso, di volontà di risorgere.. e di essere di nuovo i creatori del nostro destino: meglio se rimanendo qui ben saldi nella nostra patria, nella terra dei nostri avi, dovunque siano dovuti andare per necessità, per volontà di scoperta o per spirito di avventura… in fondo la nostra storia è sempre stata questo! peccato che non la conosciamo abbastanza… vi ci ritroveremmo tutti, ma ce l’hanno fatta dimenticare!
    altro che buona scuola…

    caterina 12 luglio 2016 11:30

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