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IL GINEPRAIO DELLE TASSE COMUNALI ITALIANE: IUC, IMU, TARI, TASI

maggio 27, 2014

Quattro sigle «pericolose» per le tasche dei contribuenti, che si abbinano e si scindono tra loro, rischiando di far cadere in errore chi vuole essere in regola.

Il problema è proprio capire quale tributo pagare, a quale tipo di immobile si abbina e principalmente quanto pagare. Il tutto considerando gli incrementi di aliquota, calcolati in punti percentuale, che ogni singolo comune potrà aggiungere all’aliquota base stabilita dalla norma di partenza.

Cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza riepilogando la situazione.

SIGNIFICATO DELLE SIGLE – La IUC (Imposta Unica Comunale) di fatto non esiste come tributo singolo da pagare, ma é una denominazione che accorpa la IMU (Imposta Municipale Propria, defunta per la prima casa, ma operativa sugli altri immobili), la TARI (Tassa sui Rifiuti)  e la TASI (Tassa sui Servizi Indivisibili).

SCADENZE DEI PAGAMENTI – Il versamento della prima rata di questi tributi al momento, resta fissato al 16 giugno 2014, eccetto per tutti quei Comuni che alla data del 23/05/2014 non avranno deliberato le aliquote, per i quali la scadenza è prorogata a settembre 2014.

REQUISITI BASE – Vediamo nello specifico su quali immobili e per quali servizi si pagheranno questi tributi.

IUC: comprende, come si è detto, IMU, TARI e TASI.

– IMU: viene abolita solo per la 1° casa ma resta per gli altri immobili. Si paga sul possesso del bene.

TARI: avrà le stesse caratteristiche della TARSU prima e TARES  poi (Tassa sui rifiuti solidi urbani), quindi sarà dovuta da chi detiene e utilizza l’immobile a qualunque titolo. Le tariffe saranno stabilite dal Comune e si pagherà su tutti gli immobili.

TASI: praticamente è stata istituita per coprire il mancato gettito ai Comuni dell’IMU per la 1^ casa, ora definitivamente abolita. Ma di fatto ne è una duplicazione poiché, pur differenziandosi nell’aliquota da applicare, verrà utilizzata la stessa base imponibile, anche se la legge consente ai Comuni di deliberare autonomamente degli sconti per i non residenti. Contrariamente alla TARI, però, che viene pagata da chi utilizza l’immobile, la TASI colpisce i proprietari. Ma con la particolarità che, trattandosi di un contributo versato al Comune per i servizi indivisibili (illuminazione e pulizia delle strade, ad esempio), sarà pagata anche dagli inquilini, se l’immobile è affittato, in una percentuale che varierà dal 10% al 30% .

LE ALIQUOTE – Per la IMU le aliquote non hanno subito variazioni rispetto alla norma originaria, mentre per la TARI, come abbiamo detto, saranno i Comuni a stabilire le tariffe da applicare. Pertanto con le due componenti della IUC, rappresentate da IMU e TARI, non dovremmo avere particolari problemi.

E’ la TASI da guardare invece con sospetto. Vediamo perché. La legge di Stabilità indica per questo tributo un’aliquota da applicare che va da un minimo dell’ 1 per mille a un massimo del 2,5 per mille. Stabilisce però anche che la somma delle aliquoteTASI + IMU non potrà superare il 6 per mille per le abitazioni principali e il 10,6 per mille per gli altri immobili. Praticamente le aliquote massime dell’IMU. Ma successivi ritocchi alle aliquote hanno portato ad un aumento, che oscilla dallo 0,1 per mille allo 0,8 per mille. Quindi al momento il Comune potrà deliberareun’aliquota TASIfino a un massimo del 3,3 per mille (2,5 + 0,8 = 3,3 per mille), arrivando dunque al tetto massimo IMU + TASI dell’11,4 per mille (10,6 + 0,8 = 11,4 per mille).

UN CASO PARTICOLARE – Nel caso in cui si possieda un immobile, che nonsia l’abitazione principale, che sia sfitto e si trovi nel Comune in cui si ha laresidenza, bisognerà considerare che su questo, oltre all’IMU come altra abitazione, alla TARI e alla TASI, andrà pagata anche l’Irpef sulla prossima dichiarazione dei redditi, ma per “fortuna”  solo al 50% di quanto dovuto.

E in questo caso sì, che le imposte da pagare sulla stessa casa diventano effettivamente quattro!

COMUNE IN CUI ABITI, TASSA CHE TROVI.ECCOLO IL FEDERALISMO FISCALE ITALIANO  

Ci si dovrà abituare, un po’ alla volta. Ma prima bisognerà superare la “prova TASI”, parente geneticamente modificato dell’IMU, quella che avevano abolito ma che in realtà è sostanzialmente sopravvissuta sotto nomi e sigle diversi. La TASI, la tassa comunale sui servizi indivisibili, dunque, si paga sulla prima casa come sulle seconde e sugli altri immobili. La pagano i proprietari ma anche gli inquilini. Le aliquote non sono uguali per tutti, sia ben chiaro: le stabiliscono i Comuni.

Altrimenti che fine fa il federalismo fiscale? E tra gli ottomila e passa Municipi c’è chi l’ha già fissata (circa 800, tra i quali 22 capoluoghi di provincia e 9 capoluoghi di Regione) e chi invece no. D’altronde, molti sono i Consigli comunali che saranno rinnovati con il voto di domenica 25/05/2014 (oltre 4.000). Chi ha il coraggio di alzare le tasse (perché di questo si tratta nella maggior parte dei casi) a ridosso delle elezioni? Aliquote diverse ma anche detrazioni diverse: in base alla rendita catastale, al reddito, al numero dei figli a carico ma con tetti variabili per l’età di questi ultimi. C’è chi ha fissato un limite a 25 anni, chi a 26, chi a 18.

Perché? E ancora: è identica la situazione di un figlio disoccupato o occupato? Il caos fiscale è anche questo. Prevedere – come sostiene la Uil – che alla fine ci saranno tante TASI quanti sono i Comuni italiani, cioè 8.092, non è affatto un azzardo. Siamo o no il Paese dei mille campanili? Ma il numero dei Comuni miscelato alle innumerevoli possibilità di combinazione dei fattori (dalle aliquote alle detrazioni legate ai figli o al reddito, per capirsi) finirà per produrre oltre 75 mila soluzioni. Un ginepraio.
La creatività fiscale richiede pazienza. Mettendosi l’anima in pace: perché – sempre la Uil Servizio politiche territoriali – ha calcolato che nel 26 per cento dei Comuni la TASI sarà più cara dell’IMU già pagata nel 2012. Questo è un patrigno federalismo fiscale.

Ora, ad eccezione di Aosta, dove per le case non di lusso l’aliquota è stata fissata al livello base dell’1 per mille (l’aliquota può variare dall’1 al 2,5 per mille più un’eventuale addizionale dello 0,8 per mille vincolato alle detrazioni), e Pordenone (1,25 per mille), tutte le altre città hanno aumentato le aliquote. Torino ha scelto il 3,3 per mille con detrazione fissa di 110 euro per immobili con rendita catastale fino a 700, più 30 euro per ogni figlio minore di 26 anni. Anche Ferrara ha scelto il 3,3 per mille, introducendo detrazioni oltre alla rendita catastale anche per i figli fino a 26 anni. Stessa soluzione a Reggio Emilia la cui detrazione per i figli però si ferma a 25 anni. Diversa la strada imboccata dalla Giunta comunale di Milano: aliquota al 2,5 per mille con detrazione legata alla rendita catastale (fino a 770 euro) e in base al reddito Irpef (fino a 21 mila euro).

Qui si rischia di avere nostalgia dell’IMU. D’altra parte in diversi Comuni (il 26 per cento) tra quelli che hanno stabilito aliquote e detrazioni costerà di più la TASI dell’IMU.

TASI: PROROGA A SETTEMBRE NEI COMUNI IN RITARDO CON     LA DELIBERA

Si riporta di seguito il comunicato stampa del Ministero dell’Economia e Finanze n. 128 del 19/05/2014, relativo alla proroga del pagamento 1^ rata TASI:

“Dopo aver incontrato l’Anci, per venire incontro da un lato alle esigenze determinate dal rinnovo dei consigli comunali, e dall’altro all’esigenza di garantire ai contribuenti certezza sugli adempimenti fiscali, il Governo ha deciso che nei Comuni che entro il 23 maggio non avranno deliberato le aliquote la scadenza per il pagamento della prima rata della Tasi è prorogata da giugno a settembre. Per tutti gli altri Comuni la scadenza per il pagamento della prima rata della Tasi resta il 16 giugno.” 

Alberto Marsotto

Rag. Commercialista

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  • Io che sono veneto, ma che vivo in Austria ormai da 4 anni, quando leggo queste cose, vi posso dire che non ho nessuna, ma proprio nessuna nostalgia dell´Italia, anzi ormai la parola “Italia” ormai la associo mentalmente alla parola “Tasse”, speriamo venga presto la piena indipendenza del nostro Veneto, WSM.

    GIOVANNI 27 maggio 2014 18:11
  • Leggendo c’è il rischio di perdersi e di farsi del male perché quando si parla di fisco italiota sei sicuro che ti rovina la vita.
    Persino i commercialisti e i tributaristi devono continuamente spremersi le meningi per capire leggi italidiote fatte da burocrati super pagati e che politici “professionisti” votano perché alla fine non ne capiscono nulla nemmeno loro.
    Sono decenni che andiamo avanti così.
    Mio nonno e mio padre dicevano le stesse cose che scrivo io oggi,…roba da manicomio psichiafisco.
    ITALIANIIIIII godete, io non pago più nulla e aspetto le letterine d’amore di Equitaliota con infinita trepidazione e la mia risposta sarà questa:
    NON SONO PIU’ CITTADINO ITALIANO. PERTANTO ESSENDO VOI DI UN PAESE STRANIERO NON VI RICONOSCO ALCUNA AUTORITA’IMPOSITIVA. INOLTRE IL VOSTRO STATO MI DEVE ANCORA SOLDI DA DIVERSI ANNI PER CUI VI FACCIO UNA CAUSA INTERNAZIONALE SE NON DESISTETE !!
    Poi tiro fuori la denuncia già fatta all’U.E. di cui ho già ricevuto la risposta che dice che TAJANI ha già messo in mora e sotto inchiesta l’Italia che non paga i debiti……….avjoo capjooo !!!
    WSM

    giancarlo 27 maggio 2014 18:57
  • ALBERTO MARSOTTO ti faccio i complimenti per aver spiegato cosi’ bene le disgrazie prossime venture ma che non ci riguardano più……..

    giancarlo 27 maggio 2014 18:59
  • Mi associo a Giancarlo! Bravo!

    f.i. 27 maggio 2014 19:58
  • In merito alle recenti elezioni a mio avviso c’e’ da fare le presente considerazione :
    1- si trattava di elezioni europee abbinate alle elezioni comunali, credo che aldila’
    delle singole opinioni in merito al referendum digitale per lo meno le elezioni
    comunali siano quelle che hanno un maggior richiamo in quanto si tratta di dare l’assenso o meno a persone di paese delle quali beme o male si conoscono i pregi e/o difetti.
    2-va’ detto comunque che nello stato italiano e’ d’uso da un po’ di tempo di abbinare varie tipologie di elezioni al fine di conseguirne un risparmio economico
    anche se cio’ porta come conseguenza che uno vota anche per tipi di elezione che
    se indette singolarmente magari non avrebe votato.
    3- non e’ detto comunque che coloro i quali abbiano partecipato alla recente tornata elettorale siano in assoluto contro l’indipendenza , come non e’ detto
    che siano mossi da sentimenti di fiducia per lo stato italiano.
    4- certo… sarebbe buona cosa se il popolo veneto avesse qualche dettaglio in
    piu’ riguardo la certificazione del refrendum digitale.
    Ringrazio tutti per l’attenzione.
    WSM

    Silvino 28 maggio 2014 11:46
  • Magari l’abbinamento di varie votazioni fossero solo ed esclusivamente per risparmiare denaro pubblico. Se ciò fosse vero avremo dovuto già da anni effettuare le votazioni per via digitale o per via telefonica, come avviene già nei paesi più avanzati del nostro rimasto ancora alla matita alla carta e agli scrutatori.
    La verità è che abbinare più votazioni convince anche coloro che non sarebbero andati a votare per le europee o altro. Poi perché votare sino alle 23:00 ? Gli altri paesi hanno votato anche di giorni feriali e sino alle 18:00.
    Trattano gli italioti come dei poveri ritardati….
    difronte agli altri europei. Perché sempre questo trattamento? Perché non siamo più cittadini ma sudditi di uno stato tiranno e amorale.
    WSM

    giancarlo 28 maggio 2014 15:27
  • bravo Alberto go leto tuto e quasi ciapo sono, te espongo el me caso,
    stago in periferia de un paesoto de circa 14000 abitanti,go 4 km de strada sensa luce,sensa marciapie, sensa bariere,sensa gas,sensa servisi,sensa fognature,sensa marciapie, la racolta diferensiata la faso mi ogni 15 dì porto tuto al ecosentro tuto ben postà da quasi 20 ani el comune dopo el vende el vero, el fero, el legno,ecc,ecc insoma sol me lavoro el ciapa schei
    dimanda con tuti quei servisi che el comune me dà xe jiusto o morale ke i gabia anca el corajo de dimandarme de pagar tute le sigle ke te citi ciao
    se vedemo presto WSM

    GINO 29 maggio 2014 12:31

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