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IL “NUOVO” REDDITOMETRO E GLI INCREMENTI PATRIMONIALI: UN ASPETTO CONTROVERSO

maggio 29, 2014

a-marsottoTra gli indici di capacità contributiva utilizzati nel “nuovo” redditometro hanno grande rilevanza gli incrementi patrimoniali, ossia le spese sostenute per l’acquisto di immobili, beni mobili registrati (autovetture, imbarcazioni ecc.), polizze assicurative, titoli azionari e obbligazionari e così via (per un elenco completo si veda la Tabella A allegata al D.M. 24/12/2012).

Queste spese incrementano il reddito presunto del contribuente ai fini dell’accertamento sintetico, e rilevano interamente nell’anno in cui la spesa è stata sostenuta (a differenza del “vecchio” redditometro, in cui gli incrementi patrimoniali si presumevano sostenuti con redditi conseguiti nell’anno di effettuazione della spesa e nei quattro anni precedenti, in quote costanti).

Sarà però possibile sottrarre dalla spesa sostenuta:

a)  i disinvestimenti (cessioni) effettuati nell’anno e nei quattro anni precedenti;

b) gli eventuali mutui o finanziamenti stipulati per finanziare l’acquisto (che avranno rilevanza nella stima del reddito presunto sulla base delle rate effettivamente pagate nel corso dell’anno).

Per esempio, si supponga che un contribuente nel corso del 2013 abbia acquistato un’abitazione pagandola 400.000  euro e che l’acquisto sia stato in parte finanziato tramite:

–  cessione della precedente abitazione avvenuta nel 2012 per 150.000 euro;

– accensione di un mutuo di 200.000 euro (a fronte del quale nel 2013 il contribuente ha pagato rate per 4.000 euro).

Il reddito presunto attribuito nel 2013 per l’acquisto dell’abitazione sarà quindi pari a:  400.000 – 200.000 – 150.000 + 4.000 = 54.000 euro.

Naturalmente, in sede di contraddittorio, il contribuente potrà dimostrare la disponibilità di ulteriori fonti di finanziamento dell’investimento legittimamente non dichiarate, quali per esempio redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta (interessi obbligazionari tassati alla fonte a titolo d’imposta), donazioni (si pensi all’immobile o all’autovettura acquistati dal genitore per il figlio), risparmi accumulati negli anni precedenti.

UN ASPETTO CONTROVERSO: L’EFFETTIVO UTILIZZO DELLA DISPONIBILITÀ FINANZIARIA

L’Agenzia delle Entrate, nella Circolare 24/E/2013, ha specificato che in sede di contraddittorio il contribuente dovrà fornire la prova:

1) della formazione della provvista, che potrà essersi realizzata anche in tempi diversi rispetto ai quattro anni precedenti previsti dal D.M.  24 dicembre 2012;

2) dell’utilizzo della provvista per lo specifico investimento effettuato.

Quest’ultimo onere probatorio rischia di essere particolarmente gravoso per il contribuente, che potrebbe non essere in grado di ricostruire tutte le proprie movimentazioni finanziarie, soprattutto se lontane nel tempo.

Tornando all’esempio precedente, il soggetto sottoposto ad accertamento dovrà dimostrare che i 150.000 euro incassati con la vendita dell’abitazione sono stati effettivamente utilizzati per l’acquisto del nuovo immobile e non invece per spese di altro tipo.

A ben vedere però non esiste alcuna norma che imponga al contribuente di provare il legame immediato e diretto tra disponibilità finanziaria e investimento effettuato.

Al contrario anzi, nel D.M. 24 dicembre 2012 gli incrementi patrimoniali sono definiti come “ammontare degli investimenti effettuati nell’anno meno ammontare dei disinvestimenti effettuati nell’anno e dei disinvestimenti netti dei quattro anni precedenti all’acquisto dei beni, risultante da dati disponibili o presenti in Anagrafe tributaria”.

Sembrerebbe quindi che l’Amministrazione Finanziaria debbascomputare automaticamente i disinvestimenti risultanti dalle banche dati, senza poter richiedere al contribuente ulteriori oneri probatori circa l’effettivo utilizzo delle somme disinvestite.

Ci si chiede se tali conclusioni possano essere valide non solo per i disinvestimenti, ma anche per altre fonti di finanziamento eventualmente utilizzate per finanziare l’investimento (redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, donazioni, risparmio di anni precedenti, etc.).

In senso affermativo si esprime la recente sentenza della Cassazione n. 6396/2014, relativa al redditometro ante D.L. n. 78/2010, ma valida anche per il nuovo accertamento sintetico.

La Suprema Corte ha infatti specificato che l’art. 38 del D.P.R. n. 600/1973non impone affatto la dimostrazione dettagliata dell’impiego delle somme per la produzione degli acquisti o per le spese di incremento, semmai richiedendo al contribuente di vincere la presunzione – semplice o legale che sia – che il reddito dichiarato non sia stato sufficiente per realizzare gli acquisti e gli incrementi. Il che, a ben considerare, significa che nessun’altra prova deve dare la parte contribuente circa l’effettiva destinazione del reddito esente o sottoposto a tassazione separata agli incrementi patrimoniali se non la dimostrazione dell’esistenza di tali redditi.”

Di orientamento parzialmente diverso, invece, sembra essere una sentenza ancor più recente della Suprema Corte, la n. 8995 del 18/04/2014, anch’essa relativa al “vecchio” redditometro.

In questo caso la Cassazione ha affermato che non è sufficiente che il contribuente dimostri l’esistenza di redditi legittimamente non dichiarati, in quanto l’art. 38 comma 6 del D.P.R. n. 600/1973 (ultimo periodo) fa riferimento non solo all’entità dei redditi, ma anche alla durata del loro possesso, e quindi richiede al contribuente qualcosa di più della mera prova della disponibilità di ulteriori redditi (esenti ovvero soggetti a ritenute alla fonte), e, pur non prevedendo esplicitamente la prova che detti ulteriori redditi sono stati utilizzati per coprire le spese contestate, chiede tuttavia espressamente una prova documentale su circostanze sintomatiche del fatto che ciò sia accaduto (o sia potuto accadere).”

Per la Suprema Corte peraltro tale prova documentale “non risulta particolarmente onerosa, potendo essere fornita, ad esempio, con l’esibizione degli estratti dei conti correnti bancari facenti capo al contribuente, idonei a dimostrare la “durata” del possesso dei redditi in esame (quindi non il loro semplice “transito” nella disponibilità del contribuente).”

Questa sentenza però, a differenza della precedente, non sembra essere indicativa nel caso di accertamento effettuato tramite il nuovo redditometro.

La pronuncia della Suprema Corte si basa infatti su una locuzione (“L’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione”, si vedaart. 38 comma 6 del D.P.R. n. 600/1973 ante D.L. n. 78/2010),cheintroduce un requisito temporale da cui desumere il nesso tra le disponibilità finanziarie legalmente non dichiarate e l’utilizzo di tali provviste per lo specifico investimento effettuato.

Tuttavia, dalla combinata lettura dei nuovi commi 4 e 5 dell’art. 38 (in cui è ora contenuta la disciplina dell’onere della prova contraria del contribuente) si può notare come il legislatore non abbia in alcun modo riprodotto la suddetta locuzione né introdotto altri requisiti temporali, né alcun riferimento in tal senso è rinvenibile nell’art. 4 del D.M. 24 dicembre 2012, anch’esso relativo alla prova contraria del contribuente.

Per concludere, in base alla normativa attualmente in vigore e alle più recenti pronunce della giurisprudenza di legittimità, l’onere probatorio relativo all’effettivo utilizzo delle disponibilità finanziarie parrebbe ormai definitivamente superato, con la conseguenza che l’unico onere per il contribuente rimarrebbe la prova dell’esistenza di redditi legittimamente non dichiarati.

Ove al contrario, il Fisco eccepisse un diverso utilizzo di tali disponibilità, dovrebbe essere onere dell’Amministrazione Finanziaria dimostrare tale circostanza.

Si ritiene comunque opportuno che il contribuente, prudenzialmente, abbia cura di documentare non solo l’esistenza di disponibilità finanziarie legalmente non dichiarate, ma anche il collegamento temporale tra queste ultime e l’investimento effettuato, così da evitare ogni possibile contestazione in sede di accertamento sintetico.

Per esempio, tornando al caso visto sopra (in cui l’acquisto di un’abitazione è stato in parte finanziato tramite la cessione di un altro immobile, avvenuta nell’anno precedente), sarà opportuno che il contribuente conservi ed esibisca in contraddittorio gli estratti conto bancari in grado di documentare che il possesso dei 150.000 euroincassati con la cessione della precedente abitazione è perdurato fino al momento di effettuazione dell’investimento, escludendo così un utilizzo della provvista per spese diverse.

Alberto Marsotto

Segretario – Soccorso Veneto


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  • sono una che di finanza non capisce niente, e invece sono istintivamente sensibile ai principi… infatti, non mi riesce di accettare che una norma che nasce oggi possa riguardare quattro anni precedenti la norma stessa e non i comportamenti in avvenire, giusto perchè ci si possa regolare e attrezzare… dico così, come reazione!
    Eppure dovrebbe essere notorio quell’altro principio più generale in base al quale ciò che non è vietato è lecito e ciò che non è prescritto è libero…

    caterina 29 maggio 2014 10:58
  • Gentile CATERINA, come non essere d’accordo con Lei.
    E’ indubbio che se un paese si ritiene democratico e dice di essere uno stato di diritto dovrebbe essere inammissibile l’applicazione di una legge con retroattività. Le leggi vanno applicate dopo essere state approvate a partire dal giorno stesso della loro pubblicazione sulla gazzetta ufficiale.
    Ma così non è in italia.
    Ammetterei la possibilità di applicare una legge sul piano fiscale con retroattività solo nei casi di comprovata evasione fiscale o di palese ed evidente malafede del contribuente. Mai in maniera sistematica e generalizzata.Ciò comporterebbe un fisco in grado di poter verificare, controllare, procurarsi prove inoppugnabili, contro chi evade il fisco o agisce con l’intento di farlo.
    Solo ed esclusivamente in questi casi la legge Dovrebbe prevedere la retroattività al fine di poter recuperare ciò che è stato “rubato” al popolo e che deve ritornare al popolo sotto forma di servizi, aiuti e sostegni vari.
    Chi non si lamenta o non “trova il tempo” di protestare o agire nel proprio interesse contro il fisco sta a significare che ciò che guadagna è superiore a ciò che dichiara e quindi se ne sta buono sperando di non essere scoperto.
    E’ sbagliato il mio ragionamento?
    Dispiace dover dire che la regola generale in italia è che chi paga tutte le tasse sino in fondo è uno stupido e quindi va tartassato e chi non le paga è un furbo. Questo è ciò che avviene in italia. (paese a breve straniero)
    WSM

    giancarlo 29 maggio 2014 11:37
  • Esempio chiarificatore di tutto è che i politici quando entrano in parlamento o in senato ,poi ,quando ne escono, non vengono mai verificati gli eventuali ed illeciti guadagni o ruberie ed il loro eventuale arricchimento.
    Gli scandali ultimi, riguardano ancora politici che rubano…..forse continuano a rubare perché anche loro stessi non ci credono più all’italia
    E’ una cosa nauseante e che ti rovina le giornate a sentire continuamente e settimanalmente cose del genere.
    WSM

    giancarlo 29 maggio 2014 11:43
  • bravo Alberto go leto tuto el pipoto ke noia te parli soeo de norme e decreti leje taliani roba ke non interesa pi nesun se ga mai visto un stato al mondo ke paga le tase a naltro stato? chi vol ancora sotostare ae regole farabute taliane el se pregà de ndar in italia e non rompare pi i cojoni
    xe imorale pagar le tase (afito) su la casa de proprietà e su i strumanti ke te consente de lavorar

    GINO 29 maggio 2014 12:10
  • par esar pi ciaro non riconoso pi nesuna istitusion taliana
    WSM

    GINO 29 maggio 2014 12:13
  • da quello che ho letto nei vari commenti mi sono fatto l’idea che questa legge e’ astrusa, complicata da capire nei sui dettagli e….probabilmente fatta ad arte
    per fregarci meglio.

    WSM

    Silvino 29 maggio 2014 12:17
  • Come al solito le xe legi fate in maniera da fregar i poareti che no pol pagarse j’avocati e far in modo de cavarsela par i siori che i gà j’avocati mejo sul marcà.
    Me nono ancora 30 ani fa prima de morir el me gà dito: Giancarlo ricordate che par poder vivar in italia bisogna che te possi pagarte j’avocati e i dotori…el resto xe ancora pexo !!
    Parole de n’omo nato nel 1899……
    Meditè tagliani, meditè vojaltri che ve piaxe ancora stà italia.
    WSM

    giancarlo 29 maggio 2014 18:26
  • le fata a doc par blocar l’economia brava itaglia. wsm senpre
    nb. il mercato auto e super fermo, ceto medio terrorizato.!!

    christian 30 maggio 2014 16:08

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