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LA DITTATURA DELL’IGNORANZA ALLA BASE DEL FALLIMENTO ECONOMICO ITALIANO

febbraio 28, 2017

Il mostruoso scenario dello stupidario che domina il quadro politico italiano e che tutto pervade potrà essere sconfitto solo dai territori liberati dallo stato che sapranno conquistare la propria indipendenza e vincere le sfide della modernità

Il dramma italiano è dato anche – e forse soprattutto – dal totale dominio dell’ignoranza che pervade tutto il campo politico e che vede i partiti e singoli politici anche all’interno di ogni partito fare a gara a chi dimostra più nescienza arrogantemente spesso nemmeno autoconsapevole e sempre irresponsabile.

Ciò avviene praticamente in ogni ambito, economia, scienza, tecnologia in primis. I politici italiani – e di conseguenza la stragrande maggioranza degli italiani (il pesce puzza sempre prima dalla testa) – non sanno proprio fare i conti: non è cattiveria, sono proprio ignoranti. Anche l’esaltazione della cultura umanistica diventa solo strumentale per smarcarsi proprio dalla scienza e dal sapere che maggiore sviluppo hanno proprio in ambito lavorativo e di sviluppo economico.

Anche sul fronte della scuola sono ancora forti le vestali del liceo classico, istituzione assurda e priva di qualsiasi oggettivo legame con la cultura moderna, in cui la matematica diventa una materia quasi opzionale. Come se il far di conto fosse un lusso per un diplomato, indipendentemente dal suo indirizzo. Far di conto non è un lusso per un diplomato e non lo è nemmeno per qualsiasi cittadino che voglia vivere da cittadino libero.

Avviene così che mentre i Paesi più avanzati del mondo fanno leva sulle STEM, Science, Technology, Engineering e Mathematics, quali discipline che permettono agli studenti di trovare un impiego in un mondo che entro un paio di decenni, grazie al progresso scientifico e tecnologico e all’intelligenza artificiale, vedrà sparire un lavoro su due tra quelli che oggi esistono, secondo le stime più ottimistiche, nello stato italiano vi sono molti che invece difendono un’impostazione legata ad un secolo fa. Sembra che il ministro dell’istruzione sia ancora Giovanni Gentile, insomma. E l’Italia è sempre più un’assurda Arcadia della cultura.

In questo panorama si inserisce in modo naturale e del tutto consequenziale tutto il mostruoso scenario dello stupidario che domina il quadro politico italiano e che tutto pervade.

Dalla questione dell’euro, che vede i sovranisti arrampicarsi in improbabili teorie apocalittiche basate proprio sull’ignoranza (e sulla disonestà intellettuale), al socialismo strisciante, che spazia dal reddito di cittadinanza, al lavoro di cittadinanza, fino all’assurdo di oggi, le pensioni di cittadinanza – sic! – per i giovani, dal debito pubblico alimentato dalla spesa pubblica (che finanzia ovviamente solo sottosviluppo e clientelismo per voto di scambio), all’opposizione a Uber e ad ogni idea di liberalizzazione dei mercati, in particolare nei settori e nelle imprese occupati militarmente dalla pubblica amministrazione e dalle corporazioni professionali infausta eredità del fascismo, dalla lotta all’Unione Europea e alla sua presunta euroburocrazia, che tutta insieme ha meno addetti del comune di Napoli, o di Roma, alla irrazionale opposizione ai trattati di libero commercio internazionale con il Canada (il famoso CETA), che secondo i detrattori aprirebbe i nostri mercati ai “veleni” dell’OGM (mentre in realtà è vero esattamente il contrario, ovvero sarebbe il Canada ad aprirsi ai nostri prodotti agroalimentari di qualità).

Questa irrazionale e disinformata avversione poi rasenta il massimo quando si tratta di osteggiare le “multinazionali straniere”, che appaiono quali mostri alieni pronte ad uccidere la nostra identità, le nostre culture, sotto la direzione di potentati occulti, di “grandi vecchi” pronti a ridurci tutti in schiavitù.

Se pensiamo solo al fatto che le aziende e i marchi di più grande capitalizzazione pochi decenni fa nemmeno esistevano e che spesso sono state create da ragazzini di 20 anni, o poco più, ci rendiamo conto dell’assurdità della visione di queste paure, basate essenzialmente sull’ignoranza. A renderci infatti schiavi non sono certo le multinazionali, che anzi spesso hanno messo a disposizione dei consumatori prodotti, beni e servizi di consumo a prezzi sempre più bassi e con caratteristiche e funzioni sempre più ricche, bensì gli stati e le amministrazioni pubbliche, in particolare in Italia, che hanno aumentato la pressione fiscale in modo impressionante, a fronte di servizi pubblici sempre più scadenti. In particolare per il Veneto, che vanta un differenziale impressionante e vergognoso tra soldi pagati in tasse e servizi forniti.

Paradossale è poi che tale predominio odierno dell’ignoranza, in particolare dell’ignoranza matematica, purtroppo sia esattamente in contraddizione a ciò che portò invece la cultura italiana alla supremazia nel suo momento di più alta gloria storica, il Rinascimento (quando non esisteva uno stato unitario italiano): la rabbia allora aumenta ancor di più.

Il tempio della finanza londinese ancor oggi si chiama infatti Lombard Street, in riconoscimento di ciò. Così come la partita doppia fu inventata dai Veneziani. E la prima banca al mondo fu Toscana (la stessa che oggi le fondazioni del pd hanno portato sul baratro).

Ricordiamo allora ancora una volta che il primo libro di matematica – e una delle prime opere scientifiche in assoluto – mai stampato al mondo vide la luce a Treviso, nel 1478. Il titolo del libro è “L’arte dell’abaco” (noto in lingua inglese anche come “Treviso Arithmetic”). L’autore è anonimo, con tutta probabilità un religioso. Il libro è scritto in lingua veneta ed è facilmente leggibile ancor oggi. Il testo completo può essere scaricato da questo collegamento.

Si tratta di un’opera divulgativa, dedicata alle applicazioni commerciali dell’aritmetica, destinato all’utilizzo degli operatori. Esso aiutò a porre fine al monopolio della conoscenza matematica e diede grande impulso alla sua diffusione presso la classe media. Non era rivolto ad un pubblico esteso, bensì destinato ad insegnare la matematica a chi doveva utilizzarla quotidianamente.

Il libro stampato a Treviso, è uno dei circa 30 libri di aritmetica stampati prima della fine del XV Secolo, metà dei quali ancora in latino. Nel periodo in cui uscì il libro le attività commerciali della Serenissima Repubblica di Venezia erano più che mai floride e l’ambiente era ideale allo sviluppo dell’attività della stampa: pensiamo che su circa settanta stamperie esistenti al tempo in Europa circa cinquanta erano attive nella sola Repubblica Veneta e di queste, tredici erano site nella città di Treviso.

Alla luce di tale gloriosa tradizione, si capisce bene quanto l’ignoranza matematica di oggi sia una colpa ancora più grave e che senz’altro fa meritare all’Italia il suo viatico verso il fallimento come stato unitario.

Solo il ritorno alla responsabilizzazione finanziaria territoriale – e quindi a un recupero del dominio della cultura scientifica a partire proprio dal “saper far di conto” che proprio attraverso l’indipendenza delle aree più mature potrà prendere forma, riporterà l’area geografica italiana ad un nuovo ciclo virtuoso: non più quindi lo stato italiano, violento, vigliacco e guerrafondaio, che sparirà – com’è giusto che sia – quale entità unitaria, ma i suoi territori liberati che sapranno conquistare la meritata indipendenza potranno raccogliere e vincere le sfide della modernità.

 

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu


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  • Più che l’ignoranza artefice del fallimento economico italiano darei la colpa alla politica… rimanere ancorati,come esattamente riportato nell’articolo a concetti ormai superati dal tempo e dalla Storia, in un mondo che cambia in maniera impressionante ma sopratutto veloce chi non sa adattarsi va incontro ad un SICURO FALLIMENTO.

    mURO 28 febbraio 2017 20:30
  • E chi sa governare viene eliminato con qualsiasi mezzo di qui dispongono (purtroppo tutti, magistratura “complice” compresa!). La responsabilità è sempre solo NOSTRA! NOI LI ABBIAMO MESSI!

    PIERO DEA MEGLIA 1 marzo 2017 5:27

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