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LA LINGUA VENETA E IL FUTURO

luglio 5, 2014

franco-andreadi Franco Rocchetta* ed Andrea Arman**

[Pubblicato sul Corriere del Veneto l’8 maggio 2014]

Non sono molte le regole che, universalmente riconosciute ed adottate per lo studio ed il pieno utilizzo di una lingua, per la comprensione e l’illustrazione delle sue dinamiche e armonie, permettono di poterne garantire generazione dopo generazione (e tra le ondate delle migrazioni) la piena fioritura, l’espletamento delle sue vitali funzioni e civili e sociali, la gratificante fruizione delle sue potenzialità e dei suoi dei tesori.

Regole semplici ed imprescindibili che si attuano attraverso:

1) il sistematico ricorso a documentati e verificabili metodi scientifici: e ciò affinché la ricerca e l’analisi non risultino in balia degli umori di un poeta o di un vate, di uno sprovveduto dilettante o di un vanitoso improvvisatore;

2) la raccolta e la comparazione – con modalità statistiche, e da quante più fonti affidabili sia possibile – di testimonianze e scritte e orali (spontanee, cioè non condizionate, né inibite) provenienti dai più diversi ambienti, ed aree, e periodi;

3) la costante comparazione tra le procedure che si stanno per seguire, o che si stanno già seguendo, e quelle già adottate, od in via di adozione, presso altri popoli e presso altre lingue per le medesime finalità. E ciò anche in riferimento a periodi o secoli diversi dall’attuale, purché svolte con serietà, acribia, onestà;

4) la trasparenza di modalità d’azione e di obiettivi.

Al di là delle doverose premesse circa le regole basilari, sopra sommariamente esposte, spesso si rileva la non conoscenza (talora accompagnata da supponenza) di importanti processi in corso o già consolidati; e ciò spinge alcuni autori ad escludere o trascurare l’esistenza degli stessi, e quindi ad errate o superficiali conclusioni.

Ciò va oggi ricordato, in presenza dell’iniziativa (formulari in “veneto”) promossa da una struttura sanitaria col dichiarato nobile fine di “ridurre le distanze” e “tutelare la nostra cultura”, ma che si riduce, in sostanza, ad ambigua operazione dai contraddittori effetti.

Purtroppo è ancora diffuso il pregiudizio coloniale secondo il quale la lingua veneta sarebbe un dialetto o, come riferito ieri dal “Corriere del Veneto”, una “lingua dialettale” conosciuta ed usata solo o soprattutto dagli strati deboli della popolazione.

Queste tristi premesse indeboliscono assai quelli che riteniamo essere i buoni propositi di chi ha attivato l’intera operazione. Inoltre, lette le voci sconcertanti, le spurie costruzioni e le incredibili grafie espresse in asserito “dialetto veneto”, ci sorge più che legittimamente il dubbio che per ignoranza, per pigrizia, o per cinico disegno qualche ambiente stia cercando di creare un dialetto dell’italiano per dequalificare la lingua veneta.

Una strada comunque è aperta: confidiamo nell’approfondimento dell’importantissimo tema della lingua veneta, strumento originalissimo, autonomo ed insostituibile di visione del mondo e della vita, di comunicazione e coesione sociale, di equilibrio e fecondità per i veneti d’origine e per i veneti di destino.

*Direttore del Capitolo «Lingua e Coesione Sociale» nel Libro Bianco del Veneto.

**Consulente giuridico del Capitolo «Lingua e Coesione Sociale» nel Libro Bianco del Veneto.


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  • L’Italia e di conseguenza l’italiano sono realtà recenti nella storia della penisola a forma di stivale, diciamo circa 150 anni ,ben più lunga è la storia del VENETO e della lingua veneta almeno 1100 anni. Si parlava il venato molto prima che nascesse l’italiano WSM

    GINO 5 luglio 2014 17:09
  • Mi ricordo quando andavo a scuola che l’italiano era per me una lingua straniera. Infatti, prima dell’unità d’italia ed anche dopo per molti anni tutti parlavano veneto. Perché parlavamo veneto? Perché era la lingua dei nostri antenati per oltre 1.100 anni e perché il VENETICO l’antica lingua da cui derivò il nostro Veneto ha più di 3.000 anni.
    Quindi per favore dico agli acculturati italioti, non parlate di dialetto o lingua dialettale Veneta, quando i vostri nonni parlavano sicuramente un’altra lingua e non l’italiano…o se vogliamo il toscano volgare se erano toscani d’origine. Tutte le lingue hanno avuto delle metamorfosi o dei cambiamenti nei secoli e la lingua veneta è ricchissima di diverse espressioni per indicare la stessa cosa, proprio ad indicare quanto essa era viva ed è ancora viva oggi a dispetto di tutto e di tutti.
    E’ una pia illusione per questi signori italioti il solo aver sperato di poterla annientare,annullare con l’introduzione forzata dell’italiano.
    Non ci sono riusciti nemmeno nelle altre regioni italiote.
    Insisto e propongo che è necessario trovare le vie ed i mezzi affinché i nostri giovani ritornino a dominare la loro lingua madre Veneta affinché siano più consapevoli di chi sono, da dove vengono e dove vorranno andare.
    Un popolo senza la sua lingua madre e la conoscenza della sua storia… quella vera ( non quella che ci hanno negato per 150 anni) non potrà mai essere consapevole di sé stesso, delle sue potenzialità e delle sue peculiarità.
    Troppo comodo lasciare i giovani in balia del nulla o di una storia costruita ad hoc e farcita di retorica romana che ormai puzza da lontano e da vicino.
    Ma in che mondo viviamo? In che Italia viviamo? In quale europa viviamo ??
    Meglio avere il coraggio di fermarsi e lasciare alle spalle tutto quanto inventato con le guerre e le nazioni ottocentesche che tanto hanno distrutto ed annullato come identità, confini, lingue e storie.
    Meglio costruire uno Stato Veneto nuovo ed indipendente e principalmente far conoscere ai nostri giovani che noi Veneti abbiamo sempre avuto una lingua madre, una storia gloriosa e delle antiche istituzioni Venete che facevano invidia a tutto il mondo e fù per tutto ciò che le altre nazioni vollero con la forza, l’inganno e la truffa rubarci letteralmente la nostra libertà e la nostra dignità. Hanno fallito miseramente tutto….e senza un nuovo rinascimento anche l’Europa è destinata a fallire.
    I giovani. Dobbiamo pensare a loro come a dei semi da seminare e coltivare amorevolmente affinché dalle nuove piante nasca un nuovo bosco rigoglioso e forte e che possa dare frutti buoni ed in abbondanza a chi consapevolmente ha ripreso a pensare e ragionare in termini nuovi e migliorativi.
    WSMS

    giancarlo 5 luglio 2014 17:21
  • Attenzione che un p’ò di realismo è d’obbligo, convengo che si debba iniziare ad insegnare nelle scuole nuovamente il nostro VENETO, senza dimenticare però che intere generazioni sono cresciute con l’Italiano.Si potrebbe correre il rischio di inimicizzare quelli che hanno nel cuore l’indipendenza ma non conoscono bene la nostra lingua.Di sicuro c’è che, prima si passa ad un VENETO indipendente, prima inizieranno le riforme che ci permetteranno di essere uno dei migliori stati del mondo!WSM

    mauro/1 5 luglio 2014 17:24
  • …a quando il prossimo libro GIANCARLO,cavolo ma sei forte!

    mauro/1 5 luglio 2014 17:32
  • Guardate cari veneti che non è che ci vogliano chissà quale leggi per insegnare la ns. lingua ai giovani, basta che ognuno di noi, a casa, non si “vergogni” di parlare ai propri figli quella lingua che spontaneamente nasce dal cuore e dalla mente (almeno per chi di solito nella sua testa pensa in veneto). Io ai miei bambini bene o male ho sempre insegnato entrambe le lingue. Se tutti facessero così diventerebbe normale sentirlo anche nella bocca dei più piccoli. Ci vuole un po’ più di coraggio…. e non solo a parole…

    MIKIVR 5 luglio 2014 17:51
  • Mi go do nevodi de lingua madre tedesca, quando i vien trovarme i me perla in lingua Veneta come du nostrani.
    So papà el ghe ga sempre parla in Veneto e so mama, naturalmente, in Tedesco, pur conoscendo anca Ela la lingua Veneta corettamente.
    GIANFRANCO

    gianfranco 5 luglio 2014 17:56
  • Sentì cossa chel scrive, in veneto, in te la metà del ‘500, Maffeo Venier vescovo de Corfù, come Proemio a le so conpoxision poetiche:

    No ve maravegiè, sia chi se vogia,
    che no abia usà una lengua più pontìa,
    che se Domenedio m’à dà la mia
    no vogio ch’una strania me la togia.

    Sto scriver grave è un sfadigar da bogia,
    Ch’ognun ve vol tassar de longe via,
    mi cussi scrivo la mia fantasia
    e, con licenza, incago a chi me sogia.

    Sta nostra lengua sa d’ogni saor,
    nè mi mo cerco de parlar toscan
    dovendo per el più cantar d’Amor;

    me vòi dar gusto e no stentar da can,
    compono per umor no per onor,
    che no voria penar col mondo in man.

    El dixe: parcossa goi da far na fadiga boja a scrivare in toscan, lengoa strania, coando che la me lengoa, che me ga dato Domenedio, la sa de ogni saor par poder cantar anca d’Amor.
    Con rispeto parlando, incago (me ne ciavo) de chi che me cojona (sogia) par coesto. No vojo penar a scrivar in toscan coando che col veneto a go el mondo in man!

    Maravejoxo! No?

    Zarlino 5 luglio 2014 19:10
  • il veneto, la nostra lingua madre per conservarla va soprattutto parlata, in casa e fuori, da tutti, indipendentemente dai livelli di cultura, perchè solo così si nobilita da sè e la si riscatta dalla svalorizzazione e derisione a cui il potere centralizzato con le sue televisioni, i suoi media, la sua arroganza, i suoi maestri impreparati e tutt’altro che brillanti, ha cercato di confinarla…
    pian piano la recupereremo, e l’approfondiremo nelle sue particolari valenze espressive e nella sua ricchezza filologica…basta usarla, senza imposizioni, ma naturalmente, suscitandone l’amore come di cosa che ci appartiene, e troveremo il piacere di parlarla nelle nostre comunità, e di incontrarla in quelle che si sono formate in tutti i continenti dove i veneti sono andati a stabilirsi, in cerca nel mondo di situazioni migliori di quelle che lasciavano nella patria diventata matrigna dopo che fummo obbligati a diventare italiani.
    Però, non è il caso di demonizzare le altre lingue, più se ne conosce meglio è! e non dimentichiamo che anche l’italiano abbiamo insieme con gli altri popoli della penisola contribuito ad arricchirlo e perfezionarlo… purtroppo sta diventando questo si uno slang per la sciatteria e le licenze che si sentono dappertutto, sia nel parlato che nello scritto..

    caterina 5 luglio 2014 19:28
  • ma cosa ci si vuole aspettare il corriere del veneto e il giornale più italiano che ci sia,quindi e normale che parlino male della nostra lingua,quindi sarebbe meglio che si chiamasse corriere italiano e nn corriere del veneto visto che nn ci rappresenta

    civ1571 6 luglio 2014 23:28
  • Il Corriere del Veneto è pura e semplice spazzatura!
    Il comportamento durante e dopo il plebiscito ne è stata la prova. Come già proposto da Giane, c’è solo un’azione che un gruppo editoriale capisce: il boicottaggio!
    Personalmente non leggo più il Corriere cartaceo… ed al pari non entro nel sito. Forse è per questo che si sono visti “costretti” a taroccare (loro sì!) i numeri?

    PS Chiunque abbia studiato un po’ di Filologia Romanza sa che la stucchevole distinzione tra lingua e dialetto è pura e semplice fuffa! Chiamiamoli IDIOMI e nessuno avrà di che obiettare.

    E infine ricordemose sempre queo ke dixeva i Magnagatti; vae pa a bandiera e, alo steso modo, pa a lengoa:
    “Strenxemose Veneti ala nostra bandiera mostrando el corajo ke un tempo ghe jera. A storia ne dixe ke semo nasion…”

    Thomas 7 luglio 2014 9:26
  • mamma mia! son ‘ndada su Wikipedia e de Beolco, el nostro Ruzzante, i dixe che l’e “italiano”… per favore qualcun el vada su, dato che se pol coreger, e ‘l scriva che l’e “veneto”… i ne ruba tut quel che i pol sti sapientoni italioti…

    caterina 7 luglio 2014 9:41
  • x Miki:
    hai perfettamente ragione! Dobbiamo avere il coraggio di parlare Veneto ai nostri figli!
    Mia moglie è romana e sentirla cantare le ninnenanne in Veneto ai nostri figli (uno di due mesi, l’altro di due anni) è semplicemente stupendo!
    Lei, com’è anche comprensibile per un’italiana “espatriata”, capisce perfettamente le ragioni venete ma spera ancora ci possa essere spazio per avere maggiore rispetto e equità in un Italia unita. In questo, inutile dirlo, abbiamo visioni contrastanti; tuttavia la porto sempre ad esempio per far capire alla gente come la nostra lingua (il Veneto appunto) sia una ricchezza e non un imbarazzo da nascondere. Troppi genitori (di madrelingua veneta, peraltro!) evitano di parlare ai propri figli con il nostro idioma memori delle vessazioni (non c’è altro modo per definirle) subite a scuola quand’erano bambini.
    Questo non può e non deve essere più accettato! Tutte le varianti del Veneto, al pari degli altri idiomi locali, sono una ricchezza importantissima che può essere insegnata benissimo accanto ad italiano, inglese, cinese (volendo) ecc… come del resto avviene già in Norvegia (tanto per fare un esempio).
    Infondo cosa c’è più rassicurante (non solo per un bimbo) di sentirsi speciale in un mondo globalizzato?

    “Din, den don e campane de Mason,
    ke e sona tanto forte ke e buta xo e porte
    ma e porte xe de fero, volta a carta ghe xe un capéło
    e el capéło xe pien de piova, volta a carta ghe xe na rosa
    e sta rosa sa da bon, volta a carta ghe xe un mełon….”

    Thomas 7 luglio 2014 10:02
  • Giuste le osservazioni. Ora ci serve anche un dizionario della lingua veneta: potete dare una indicazione su edizione che sia esaustiva del dizionario? O se lo mettete anche in vendita?

    andrea 7 luglio 2014 10:08
  • Purtroppo Caterina, tutti i “grandi” veneti della storia sono definiti italiani su Wikipedia (ridicolo!).
    Prendiamo il Foscolo: è nato a Zante (odierna Grecia), cresciuto in Dalmazia (odierna Croazia) quando facevano parte della Serenissima Repubblica Veneta. E’ morto nel 1827 quando non esisteva ancora nessuna Italia.
    COME (CA..O) SI FA A DEFINIRLO ITALIANO???
    Bah, misteri della Propaganda…

    Thomas 7 luglio 2014 10:13
  • La Repubblica Veneta a mio parere dovrebbe avere due lingue ufficiali: Veneto e Inglese.

    Luigi Marchiorello Dal Corno 7 luglio 2014 10:34
  • Luigi, secondo me non è corretto quello che dici, siamo nella penisola italica ed è giusto che venga insegnato l’italiano, se non altro per comunicare con i ns. vicini di casa

    mikivr 7 luglio 2014 11:05
  • Concordo assolutamente con Miki!
    D’altronde volenti o nolenti l’italiano è la lingua usata correntemente che tutti conoscono quindi va mantenuta ed affiancata al Veneto.
    Poi possiamo discutere di inserire nella scuola studi approfonditi di altre lingue (vedi inglese) ma questo è tutto un altro discorso.

    Thomas 7 luglio 2014 11:11
  • Thomas, mi hai commosso. Mi hai ricordato quando anche io, qualche anno fa, gli cantavo Din don campanon…
    Come la volontà di indipendenza è nata dalla gente e non dalla classe politica stessa cosa dobbiamo fare x la lingua: non servono ufficializzazioni, parliamola e basta.

    mikivr 7 luglio 2014 11:13
  • fe manco de lesar giornai taliani
    fe manco de continuar a drogarve
    WSM

    GINO 7 luglio 2014 16:45
  • sarebbe ora che una lingua storica come l’ebraico il veneto
    venisse praticata da un popolo, dal suo popolo: Noi non vogliamo italioti!

    amerigo 8 luglio 2014 9:36
  • Ma quaeo diaeto Venesian? Trevisan? Vicentin? Ecc.ecc.
    Chi mi sa dire se ci sono vocabolari da comprare?

    mauro/1 8 luglio 2014 11:33
  • Ciao Mauro/1, come ben saprai il Veneto ha varie declinazioni.
    Io per iniziare consiglierei due siti:
    http://www.linguaveneta.it/
    http://www.elgalepin.com/
    sono una buona base di partenza per definire grafia, traduzioni e sintassi.

    Poi, come per tutti gli idiomi perlopiù parlati, si può discutere a lungo sulle varie sfumature, sui neologismi e sui sui termini arcaici.
    NON DIMENTICHIAMOCI CHE TUTTE LE LINGUE SONO VIVE ED IN CONTINUO MUTAMENTO…E COME TALI DEVONO ESSERE TRATTATE!

    Thomas 8 luglio 2014 12:33
  • Grazie THOMAS!

    mauro/1 8 luglio 2014 16:34
  • e ti gino bei manco che te fa mal…

    alex 12 luglio 2014 8:22
  • proprio na merda ignorante sto alex (a parte ke so astemio) se scrive cosi:
    alex bevi manco ke te fa mae

    GINO 14 luglio 2014 23:04
  • A prescindere dal fatto che sarebbe sempre meglio evitare le offese faccio un piccolo excursus sulla grafia veneta.
    Entrambe le frasi (sia quella di Alex quanto quella di Gino) sono corrette in quanto accezioni di due aree diverse e quindi due idiomi simili ma non uguali.
    In particolare, la frase “bei manco che te fa mal” è ascrivibile all’area dell’altopiano dei sette comuni, del Cadore ed alcune aree lagunari.
    “Bevi manco ke te fa mae” è invece riferibile al Veneto centrale.
    Da notare che il termine “ke”, spesso preferito al più italico “che” è stato ampiamente sdoganato nella grafia moderna anche grazie all’uso degli sms.
    Il termine “mae” (dove la “l” è assolutamente decaduta) può essere scritto sia come ha fatto Gino che con un formalmente più corretto “małe”.

    Giusto per sdrammatizzare un po’… 😛

    Thomas 15 luglio 2014 8:48
  • io sarei per porre come lingua principale il veneto, una lingua che deve assolutamente privileggiare sia nelle scuole che nelle istituzioni! se va in banca vui senti parlar veneto,a scuoea i me fioi ghe a da parlar el veneto e istes pa i loro maestri, ne e gare sportive o par tv i ga da parlar veneto e cusi via!! tuttavia non possiamo dimenticare che,purtroppo, moltissime persone pensano ancora l’italiano come lingua madre.. ecco xk consiglierei di ridurlo alla stregua dell’inglese, una lingua importante ma SECONDARIA, se no te capise el veneto te por kiedar in italian ma lo stato el ga da parlar a so lingua!! In questo modo coloro che parlano l’italiano pian piano assimilerebbero il veneto, pur mantenendo il loro idioma come seconda lingua da rispettare come tale. me scuse par el me modo de parlar ma purtropo no so benisimo a lengua veneta.. so zovane,solke ventitre ani me despiase se ho fato qualke eror scuseme XP cmq se forti continuè cusì XD!!

    ALE 16 luglio 2014 19:19

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