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PRO INDIPENDENZA, PRO EUROPA, PRO EURO, PRO INNOVAZIONE, PRO COMMERCIO INTERNAZIONALE: COME COMBATTERE IL MEDIOEVO ITALIANO

febbraio 23, 2017

In questi giorni assistiamo a una accelerazione così forte del degrado italiano che si fa fatica anche a commentare: gli eventi sconvolgenti sono tali e tanti da lasciare attoniti.

L’Italia vola allegramente verso il baratro, mentre l’azionista di maggioranza del governo vola in California a scoprire le tecnologie e i modelli di business innovativi che il suo partito e i suoi ministri bocciano in Italia, piegandosi alla violenza di una minoranza di tascisti che lanciano tranquillamente bombe carta e ottengono ciò che vogliono, a discapito dell’interesse dei cittadini.

Sembra di vivere un film dell’orrore, o forse una sorta di deja vu, dato che anche poco meno di un secolo fa abbiamo assistito a un’italietta in cui le classi dirigenti si piegarono alla volontà di minoranze violente. Ci ricordiamo tutti com’è finita, vero? Tutti, a parte, sembra, i politici italiani di ogni partito, che, tutti uniti, predicano semplicemente la fuga della realtà pur di evitare l’impatto con la responsabilità.

Tutti sono uniti. Tutti combattono l’Austerity, imposta dalla maledetta Europa. Peccato però che di austerity se ne veda ben poca, con un debito pubblico galoppante e una spesa pubblica che cresce senza soste, financo a proporre cose assurde tipo la proroga dell’estensione della cassa di integrazione straordinaria per i dipendenti di partiti che sono morti, i DS e il PDL (sic)! Certo, in quel caso si tratta di un favore a un uomo potente, tale ex ferroviere Ugo Sposetti, “compagno” in politica da 40 anni, parlamentare da 20, che scopriamo essere il vero, unico, reale, legale proprietario dell’intero patrimonio immobiliare del PD (che quindi non è del PD!), che fa capo a una oscura persona sola, che ovviamente esercita il suo potere, tanto da resistere alle azioni legali di Palazzo Chigi e dello stesso PD, tanto da imporre le sue leggine di spesa pubblica che non fanno tanto austerity. Un dalemiano doc, che però oggi preferisce restare nel PD e non seguire il suo capo-corrente, perché così magari potrà raddoppiare i canoni di affitto alle sedi del partito.

Tutti i partiti, senza distinzione, chiedono maggiore flessibilità sulle regole europee, la revisione del trattato di Maastricht, o dei parametri del Fiscal Compact. Peccato che tali regole non siano mai state rispettate. In teoria il debito pubblico italiano rispetto al Pil secondo Maastricht dovrebbe essere al 60% al massimo, oggi siamo al 132,8% e si stima andremo al 133,3% nel 2017.

Ma chi paga questo debito? O meglio, chi ci fa credito, indirettamente, per continuare a servirlo? Beh, ovviamente la tanto odiata BCE, che con il suo tanto vituperato Quantitative Easing ha di fatto creato le condizioni perché potessimo passà a nuttata dopo che nel 2011 ci stavamo schiantando con Berlusconi e uno spread, il differenziale tra i btp italiani e i bund tedeschi decennali, che stava volando verso i 600 punti. Tanto che se adesso dovessimo lasciare l’euro, come propone quasi la maggioranza assoluta dei rappresentanti politici italiani, a leggere i sondaggi, dovremmo tanto per gradire restituire il dovuto saldo del sistema di interpagamenti bancari europei, il Target 2 evocato da Draghi che per l’Italia cuba 359 miliardi di euro.

Ma qual è la responsabilità da cui fuggono tutti i partiti e tutti i politici italiani, senza distinzione di campo?

Beh, semplice: la fine del sistema clientelare che permette loro di costruirsi il consenso con il voto di scambio. Che tradotto significa l’adozione di non una, ma di tutte le seguenti misure, che noi proponiamo come programma.

PROGRAMMA IN 20 PUNTI PRO INDIPENDENZA, PRO EUROPA, PRO EURO, PRO INNOVAZIONE, PRO COMMERCIO INTERNAZIONALE: COME COMBATTERE IL MEDIOEVO ITALIANO

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  1. Negoziati per indipendenza del Veneto e di tutte le regioni che la richiederanno, oppure che avanzeranno domanda di maggiore autonomia. Da tali negoziati saranno stipulati gli accordi di ripartizione del debito pubblico in base ai criteri internazionalmente adottati. Ciò consentirà: di ripianare parte del debito pubblico e di garantirne la sostenibilità per lo stato italiano e nel contempo di generare cicli economici virtuosi nelle regioni rese indipendenti grazie ai surplus finanziari che potranno essere generati e alla maggiore responsabilità finanziaria territoriale che ne deriverà.
  2. Tagli dei costi della casta politico-giudiziaria-sindacale, con retribuzioni medie che sono il triplo della media europea.
  3. Taglio dei finanziamenti al sistema dei partiti e abolizione privilegi normativi delle fondazione politiche e delle organizzazioni sindacali. I partiti e i sindacati devono trovare finanziamenti in ambito civico e non per favoritismi legislativi che innescano clientelismo e corporativismo.
  4. Taglio dei sussidi alle imprese e ai giornali, privatizzazione della rai.
  5. Liberalizzazione dei settori occupati dallo stato, ad iniziare da trasporti, energia, poste, telecomunicazioni, servizi professionali, banche.
  6. Politica energetica sostenibile, con apertura e facilitazione di fonti energetiche pulite, compresa l’energia nucleare.
  7. Dismissione dalle partecipazioni pubbliche: vi sono oltre 10.000 imprese compartecipate dallo stato e dalle sue ramificazioni; la stragrande maggioranza sono spreco di risorse pubbliche senza alcun beneficio, anzi con danno del sistema di libera concorrenza.
  8. Lotta a corruzione, al nepotismo e al clientelismo.
  9. Combattere la discriminazione di età e genere nel lavoro.
  10. Privatizzazione o chiusura di tutti gli apparati pubblici inutili, il personale sarà assorbito dal mercato privato, o in mobilità. Obiettivo di tale manovra è di smagrire il bilancio dello stato di almeno 1 milione di stipendi pubblici sugli attuali almeno 5 (3,3 a tempo pieno + 2 tra tempo determinato, partecipate, consulenze esterne).
  11. Riformare il sistema pensionistico improntandolo all’equità intergenerazionale e intragenerazionale.
  12. Creazione Zone Economiche Speciali e Free Tax Zone per attrarre investimenti, in particolare internazionali: in aree ad alto potenziale logistico globale e in zone depresse istituire 10 aree a tassazione agevolata (iva ridotta al minimo UE, 0-low income corporate tax e deducibilità investimenti per 5-10 anni). Aree più interessanti per ZES: 3 in Veneto, 2 Liguria e Piemonte meridionale, 1 Toscana, 1 Napoli, 1 Puglia, 2 Sicilia e Calabria, 1 Sardegna.
  13. Piano di infrastrutture territoriali, grazie all’accesso ai fondi internazionali di sviluppo dei nuovi corridoi intercontinentali di comunicazione e trasporto, quali i Corridoi Europei e Internazionali e le Nuove Vie della Seta.
  14. Risanamento e de-politicizzazione sistema bancario, con affidamento ai meccanismi europei per il salvataggio delle banche (ESM).
  15. Riforma del sistema del credito troppo banco-centrico con introduzione e facilitazione dell’adozione di nuovi sistemi di capitali privati, quali venture capital e private equity, con adozione di leggi che ne favoriscano l’azione, quale la legge 15 giugno 2004 del Lussemburgo sulle Sicar.
  16. Completa riforma del fisco con pesante riduzione pressione fiscale, a cominciare da reddito da lavoro e d’impresa, in particolare con introduzione principio federale e di sussidiarietà: le tasse vanno pagate al livello territoriale di competenza del servizio cui sono associate. I servizi pubblici vanno svolti al livello territoriale di competenza, lasciando al livello superiore quelli troppo complessi per essere svolti localmente, oppure un’alternativa più semplice: aliquota fiscale unica (per il Veneto indipendente potrà essere ad esempio il 15% del reddito, mentre sicuramente per l’Italia sarà superiore, al di là delle stupidaggini che dice Salvini) e ripartizione gettito fiscale alla fonte: 10 % livello centrale, 20% livello intermedio (regione-provincia), 70% livello locale.
  17. Riforma sistema giudiziario, in particolare snellimento burocratico processi, eliminazione privilegi di casta giudiziaria unito al rafforzamento di indipendenza della magistratura dalla politica.
  18. Sostenimento temporale disoccupati, in particolare delle fasce che escono troppo presto dal ciclo produttivo: tale sostegno sarà legato a impegno formativo per la riqualificazione professionale.
  19. Mantenimento dell’euro come moneta ufficiale, rispetto delle regole europee di bilancio.
  20. Forti politiche a sostegno dell’innovazione in particolare nell’ambito di nuova imprenditorialità nei settori strategici digitali, fintech e criptovalute, intelligenza artificiale, bioingegneria.

Solo adottando tutte queste misure, nessuna esclusa, lo stato italiano si potrà salvare dalla altrimenti inevitabile bancarotta. Il resto sono solo vie più o meno accelerate verso panorami di desolazione e fallimento con opzioni che possono variare tra scenari venezuelani, o messicani.

Per aiutarci a realizzarlo prima e meglio, partecipa a #VenetoRibellati domani Venerdì #24febbraio da #Padova dalle ore 19.30 in Piazza delle Erbe: daremo il via a una nuova fase di consapevolezza che una via d’uscita dalla crisi sistemica italiana c’è e parte proprio dal Veneto. Più saremo, prima e meglio ci riusciremo! #VenetoRibellati!

Gianluca Busato
Plebiscito.eu


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