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REFERENDUM COSTITUZIONALE ITALIANO E INDIPENDENZA DEL VENETO: COSA CI CONVIENE?

settembre 20, 2016

Dissacrare la costituzione italiana può assumere un valore simbolico che ci renderà più semplice l’ottenimento della nostra piena indipendenza

Oggi è stato pubblicato un sondaggio di Demos per l’Osservatorio del nord est che ripropone la questione dell’indipendenza del Veneto. Al di là dei risultati, esso dimostra l’esistenza di gravi problemi irrisolti che attanagliano la nostra Terra.

Essi sono perlopiù dovuti alla permanenza nel sistema italiano, che è in evidente crisi. Proviamo a vederne sinteticamente alcuni aspetti.

Sistema bancario: è al limite del collasso generale, a causa del livello di sofferenze per crediti incagliati, sottocapitalizzazione, eccessivo rischio dovuto all’enorme presenza di investimenti di titoli pubblici italiani praticamente in ogni istituto, con alcuni casi praticamente disperati, o già esplosi, come Mps, o le banche popolari venete. La crisi endemica è aggravata dalla persistenza dell’influenza delle fondazioni e delle consorterie politiche all’interno degli organi direttivi e di influenza delle banche italiane ad ogni livello.

Sistema industriale: non ha saputo adeguarsi alla sfida che proviene dalla sempre maggiore interconnessione di mercati internazionali, dal progresso tecnologico e dall’obsolescenza infrastrutturale. La pur notevole qualità di alcuni settori che poteva vantare fino a qualche decennio fa, è andata via via degradandosi portando alla pressoché totale perdita di quote di mercato, di eccellenza della produzione e di fattori critici per la competizione.

Demografia e sistema previdenziale: pur essendo il bilancio previdenziale veneto tra quelli messi meglio in ambito italiano, la spesa previdenziale e assistenziale è destinata ad assorbire quote sempre maggiori nel prossimo futuro a causa dell’invecchiamento della popolazione. Nel caso veneto, come in quello italiano, a poco serve anche un eventuale riequilibrio da parte di forza lavoro di immigrazione, in quanto il livello di istruzione e qualificazione della stessa è estremamente più degradato rispetto ad altri Paesi europei e dell’area Ocse: il degrado del nostro sistema richiama purtroppo forza lavoro meno competitiva rispetto a sistemi più evoluti.

Sistema politico: criticarlo è un po’ come sparare sulla croce rossa. È imbarazzante provare a trovarne qualche esempio di funzionamento. A nostro avviso è del tutto illusorio pensare di poterlo riformare con tecniche di retrofitting istituzionale, o con semplici ricette parziali, come ad esempio un cambio di legge elettorale, o interventi di riforma di comparti della pubblica amministrazione o della ripartizione di funzioni o poteri dello stato. Il non funzionamento purtroppo è infatti è registrabile solo per gli utenti finali della piattaforma-stato, mentre per chi opera nel back-end dello stesso, ovvero i suoi operatori in ogni comparto, esso funziona perfettamente: forse meglio di qualsiasi altro stato al mondo. Questa discrasia si riassume in un conflitto di interessi insanabile tra élite dirigenti e masse eterodirette. Fanno pertanto sorridere tentativi pur nobili e animati da buona volontà di metter mano a un tumore burocratico in metastasi. Le uniche terapie possibili sono la chemioterapia istituzionale, come ad esempio una cessione di sovranità a organi terzi quali Trojka o altri soggetti internazionali, oppure un’asportazione totale della massa tumorale, che purtroppo ha gravemente compromesso ogni altra componente del sistema a cominciare da ampie fasce di popolazione, spesso sottoistruite, sottoqualificate e sempre più allo sbando.

In tale scenario tra fine novembre e inizio dicembre si terrà il famoso referendum costituzionale italiano che ha destato l’attenzione anche di media e investitori internazionali per gli impatti che potrebbe avere non solo internamente, ma anche a livello europeo e globale.

Ci chiediamo se con il sistema-paese italiano che appare ormai in piena metastasi, un’accelerazione del suo processo di crollo possa aiutare i veneti più che un inutile tentativo di salvare un’isola di potere della sua élite politica regionale.

L’evento si inserisce in un quadro internazionale estremamente critico che vede proprio il vecchio continente e in esso l’Italia nell’occhio di un possibile ciclone, a pochi mesi dalla Brexit. Va detto che le votazioni si terranno dopo l’elezione del prossimo presidente degli Stati Uniti, evento che a sua volta è destinato a influenzare fortemente gli equilibri successivi, per cui oggi risulta sicuramente azzardato fare considerazioni generali senza tener conto di quale sarà la volontà degli elettori americani che potrà emergere.

Per poter dare un giudizio di merito partiamo proprio da tali considerazioni, in quanto ogni scelta locale comporta effetti generali nel quadro globale d’insieme. Ciò fa infatti capire perché gli osservatori internazionali facciano il tifo per la vittoria del Sì nel referendum italiano: agli occhi del mondo tale esito si legge oggi infatti come maggiore stabilità politica futura, grazie alla semplificazione del sistema politico italiano e della sua governance, che oggettivamente qualsiasi straniero giudica come incomprensibile, dati i 63 governi che si sono succeduti in 63 anni.

Sono in molti a confrontarsi oggi su quale debba essere il voto da esprimere nel referendum. La nostra considerazione principale è che esso non cambierà praticamente nulla a livello sostanziale, per quanto riguarda gli effetti sugli utenti finali del sistema politico, popolazione, individui, famiglie, organizzazioni sociali, imprese.

In Veneto molti sono preoccupati perché con una vittoria dei Sì nel referendum, la riforma proposta porterebbe a una diminuzione delle competenze regionali e a un accentramento di funzioni a livello centrale. Indubbiamente da un punto di vista teorico ciò appare come un passo indietro, in chiave indipendentista. In realtà a nostro avviso non cambia assolutamente nulla per il Veneto, poiché gli ambiti di manovra del sistema regionale attuale sono limitati a un puro esercizio amministrativo, che interessa solo alle élite politiche regionali, ma non ai suoi cittadini.

Paradossalmente, la regione Veneto nel corso di questi ultimi 4 decenni da quando esiste e negli ultimi 15 anni in particolare da quando ha visto aumentare le proprie competenze, ha contribuito a rendere più stabile il sistema paese italiano, con una spesa regionale più efficiente rispetto a quella dello stato centrale e anzi contribuendo a generare un surplus finanziario (il residuo fiscale) che fino ad oggi ha salvato finanziariamente l’Italia. Un’eventuale vittoria dei sì aumenterà pertanto la logica perversa del sistema politico italiano portandone l’infausta influenza a livello regionale, eliminando gli effetti positivi della regione Veneto, pur piccoli, essendo un mero centro di spesa e non certo un organo autonomo di governo locale.

Anzi a ben guardare forse una vittoria dei Sì andrebbe a scalfire il concetto di costituzione come libro sacro scolpito nella pietra, simbolicamente andando a diminuire l’importanza anche del tanto decantato art. 5 che viene ostentato dagli italianisti come inutile amuleto contro l’indipendenza del Veneto.

Ci chiediamo pertanto se forse proprio uno sfregio alla costituzione italiana non possa assumere quel valore simbolico che ci renderà più semplice l’ottenimento della nostra piena indipendenza.

Nel dubbio, forse agitarsi troppo per un referendum che tutto sommato come veneti ci riguarda poco non so quale valore aggiunto possa portarci. Lasciamo pure che le varie componenti delle élite a livello centrale e locale si scannino e aspettiamo lungo la riva del fiume che passi il cadavere del sistema-paese italico. Se guardiamo i numeri del disastro tricolore, sembra che non manchi poi molto.

Gianluca Busato


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  • comunque al peggio non c’è mai fine… io non faccio neppure lo sforzo di capire cosa vogliono raggiungere facendo finta di migliorare il sistema…sono portata a pensare piuttosto che si preoccupano solo di mantenere stretto il potere che oggi hanno…
    Spero solo che quanto prima si possa arrivare noi Veneti a votare su cose che interessano a noi, perché sicuramente dagli altri non possiamo aspettarci niente di buono… è d’altra parte quello che fanno tutti quelli che ci tengono al proprio destino… inglesi russi o tedeschi, tirano dritti per la loro strada indifferenti a critiche che gli vengano da fuori… da noi no, non sia mai! la concretezza non esiste per chi si insedia in quella che fu capitale di un impero… così ci invitano a incensare padri della patria e padri dell’Europa che hanno inseguito sogni personali fregandosene delle ricadute sui poveri sudditi abituati da centocinquant’anni a dire signorsì!
    Sì, signori, i Veneti sono pazienti, ma non all’infinito!

    caterina 20 settembre 2016 21:56

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