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REFERENDUM VENETO, LA CAPORETTO DELLO STATO ITALIANO

ottobre 24, 2017

100 anni dopo un evento che aveva travolto l’Italia e distrutto la sua immagine, oggi i vari Bressa e Martina sono i nuovi Cadorna che nulla potranno contro la voglia di indipendenza del Veneto

Oggi il sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa ha perso una buona occasione per restare zitto. Quando egli afferma infatti che la richiesta di statuto speciale da parte della regione Veneto «è una proposta che va contro l’unità e l’indivisibilità del Paese» dimostra di non sapere ciò che dice.

Lo statuto speciale è stato riconosciuto a regioni e province autonome quali la Sicilia, la Sardegna, il Friuli-Venezia-Giulia, la Val d’Aosta, Trento e Bolzano proprio per l’esatto contrario: ovvero mantenere l’unità dello stato italiano, che altrimenti sarebbe andata in frantumi contro la volontà di indipendenza di quelle popolazioni.

Oggi per il Veneto è la stessa identica cosa. Si metta in testa che chi è andato a votare ha fatto l’ultima possibile azione civica per poter mantenere l’unità dello stato italiano e che in realtà ci sono molti veneti, come il sottoscritto, che nemmeno hanno ritenuto di dare questa opzione allo stato italiano, in quanto ci siamo già attivati per l’implementazione passo passo della piena indipendenza del Veneto, forti del mandato ricevuto nel 2014 e oggi nella sostanza rafforzato: entro la fine del 2017 apriremo ufficialmente il censimento digitale della Repubblica Veneta. Noi ci muoviamo peraltro in un ambito non controllabile dallo stato: il cyberspazio, le criptovalute, le piattaforme digitali e così via.

Ieri era stata la volta di Maurizio Martina, il ministro dell’agricoltura che ieri ancora ad “urne calde” si era scagliato contro la legittima volontà dei veneti di trattenersi i nove decimi delle tasse pagate allo stato italiano e oggetto di un’autentica e ingiusta rapina fiscale.

Allora vogliamo mandare un messaggio ai vari Bressa e Martino: noi indipendentisti oggi da un punto di vista operativo forse siamo ancora pochi, ma è chiaro ed evidente a tutti che domani con il popolo veneto che ci appoggerà come un sol uomo saremo un fiume in piena se il governo italiano in tempi rapidi non si deciderà a prendere atto della Caporetto (evento di cui oggi ricorre il centenario) che lo ha travolto domenica scorsa con il referendum del Veneto che un secolo dopo ha passato anche la linea del Piave: se il governo non restituirà ai veneti le tasse pagate dai veneti, il fiume carsico dell’indipendenza riaffiorerà impetuoso in superficie e travolgerà ogni residua resistenza di uno stato fallito, sommerso dai debiti e imballato da clientelismo, parassitismo e volontà di predazioni delle aree più produttive del territorio.

Il governo italiano non ripeta gli errori di un secolo fa: accetti in pieno, velocemente e senza riserve le richieste del governatore Zaia e della regione Veneto, che sono magnanime e nel loro esclusivo interesse, proprio per salvare un’unita dello stato italiano in evidente rischio. Conceda lo statuto speciale al Veneto e lasci alla regione e agli enti locali la gestione diretta e senza vincolo di destinazione d’uso dei nove decimi delle tasse pagati ai veneti.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu


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  • due referendum nel giro di tre anni dove i Veneti si sono dimostrati irremovibili nella volontà di cambiar strada e sganciarsi dai dictat di Roma…
    Neppure io in quest’ultimo ho votato pur facendo il tifo tra amici e conoscenti per il voto… ho tanti anni e posso permettermi di essere coerente finalmente con me stessa… avevo giurato che non mi sarei più presentata ad un seggio se non esibendo la mia carta d’identità della Repubblica Veneta…
    L’obiettivo ora è a portata di mano! I Veneti sono grandi!… bonari ma irremovibili perché hanno le loro ragioni, storiche e pratiche!
    Perché non dovrebbero essere favoriti nel perseguire il loro obiettivo?
    Sarebbe conveniente per tutti, perché sì, siamo capaci di continuare anche da soli, ma ci piace tanto essere amici e avere buoni rapporti con tutti… e questa è anche la nostra prerogativa che tutto il mondo ci riconosce…
    Ne tenga conto Roma! non farebbe una bella figura se si accodasse a Madrid!

    caterina 24 ottobre 2017 14:17

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