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UN SECOLO DOPO UNA NUOVA CAPORETTO PER L’ITALIA, BUBBONE D’EUROPA DA ISOLARE

luglio 5, 2017

L’Italia oggi è più vicina all’Africa che all’Europa. Solo l’indipendenza può salvare il Veneto.

Nelle faccende della politica vi sono alcuni tasti che hanno più effetto di altri, perché fanno presa sulla parte irrazionale, l’emotività, i simboli contro i quali non c’è ragionamento che tenga.
Quando la pancia prevale in tali termini, diventa dura realmente per tutti coloro che non sanno, o non vogliono farvi riferimento.

La questione dell’immigrazione scoppiata in questi giorni con decine di migliaia di nuovi immigrati arrivati in Italia dall’Africa potrebbe segnare una svolta senza precedenti. Le reazioni di chiusura dei porti e delle frontiere da parte di Francia, Spagna e Austria, con l’immagine altamente evocativa dei carri armati al Brennero, un secolo dopo Caporetto, non sono poca cosa.

In un’era di comunicazione visuale ciò implica che l’Italia oggi è più vicina all’Africa che all’Europa.

Come qualche commentatore ha già scritto, lo stato italiano, a causa della sua totale inettitudine organizzativa, sta diventando per l’Europa ciò che è la Turchia: un’area di confinamento del problema dell’immigrazione.

Se poi solo per un istante si analizza la situazione economica e sociale in cui versa l’Italia, si comprende come la questione sia molto più grave e complessa. Produttività in crisi, crescita nulla, debito pubblico galoppante, spesa pubblica impazzita, bomba demografica (e qui Boeri ha ragione a dire che la spesa previdenziale è del tutto insostenibile se sostenuta solo dai “veri italiani” che sono troppo pochi per pagare il conto), scarsa innovazione, istruzione insufficiente, disoccupazione giovanile e femminile fuori controllo, crisi bancaria ed economico-finanziaria non lasciano spazio alle fantasie, se non all’inquietante e quasi auto-ironico di commento del sopravvalutato Padoan: “il peggio è alle nostre spalle”. E anche la decisione europea di una decina di giorni fa sul via libera alla vergognosa “porcheria di stato” sulle banche venete, i cui buchi sono stati scaricati su Pantalone prende un’altra prospettiva.

In parole povere l’Europa mira al “contenimento del bubbone” Italia. Una specie di quarantena. Economica, migratoria, sociale. Uno speciale cordone sanitario, anche con l’uso evocativo dell’immagine dei Panzer. Dopo un paio di millenni questa è la rivincita di Annibale e dopo un secolo di Cecco Beppe.

Per il Veneto la prospettiva diventa ogni giorno più drammatica: o restare ancorati a un “bubbone” istituzionale che sarà sempre più isolato nei fatti, oppure agganciarsi all’Europa per la propria salvezza. La via d’uscita, anzi di ingresso trionfale, sono le nuove Vie della Seta, il Ceta e i trattati di libero scambio che possono dare nuova linfa alla nostra economia e una valenza strategica che se sapremo utilizzare ci porterà alla libertà.

Alla vigilia della grande sfida lanciata dalla Catalogna per la propria autodeterminazione e che ieri ha visto la presentazione di un progetto di legge per la dichiarazione di indipendenza entro 48 ore dalla vittoria dei Sì nel referendum del 1° ottobre, con qualsiasi affluenza alle urne, anche per il Veneto si apre un periodo cruciale e di decisioni da prendere di fondamentale importanza per il nostro futuro di Repubblica Veneta quale nuovo Stato d’Europa.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu


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  • al di là del problema migranti e di come viene affrontato, mi fa sorridere l’uso allo scopo dei carriarmati… e non di un’Austria che mette in campo i militari!… li ha anche l’Italia i militari, che costano… e come vengono utilizzati? ovvio, a fare parate!

    caterina 5 luglio 2017 13:37

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