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VECCHI FANTASMI SI AGITANO IN EUROPA CON UN VESTITO NUOVO

gennaio 11, 2016

Neofascismi, neonazismi e oscurantisti tentano di mascherarsi come nuovi difensori della donna che in realtà hanno sempre umiliato in modo vergognoso

Schermata 2016-01-11 alle 21.06.35Ad un secolo di distanza, molti nodi irrisolti in Europa e non solo rischiano di portarci a fare gli stessi errori di allora. La matrice comune è l’oscurantismo, che di volta in volta si traveste sotto forme diverse. Dall’antisemitismo alla discriminazione verso i più deboli, dalla violenza politica al fanatismo religioso (di tutte le religioni), un mix preoccupante di cui sono intrise i peggiori ideologismi, purtroppo ancora vivi e vegeti nella loro forma deteriore di fantasmi delle società civili.

I fatti di Capodanno avvenuti a Colonia e in altre città tedesche ed europee hanno tra le altre cose scoperchiato il vaso di pandora dell’ipocrisia che si nasconde sotto il mimetismo della armamentario ideologico storicamente più intollerante verso le donne che oggi si traveste per ironia della storia da iperfemminismo.

Il ricordo delle ombre del nostro passato dovrebbe essere ben impresso nella nostra memoria. Il dramma invece è che oggi molti occidentali sono convinti di essere al di sopra di ogni sospetto su tali punti, dimenticandosi, per limitarci al nostro Veneto, che una donna sposata che aveva un solo figlio (non parliamo di quelle senza figli, o da sposare), solo venti o trent’anni fa veniva presa sottobraccio dal prete per capire se aveva qualche problema particolare.

Ci siamo forse dimenticati di un noto proverbio veneto “la dona gà da piaxar, taxar e star in caxa”? Credo che tutt’ora in campagna sia usato, magari solo in forma ironica. E le “città” in Veneto per molti aspetti sono una forma di prosecuzione delle campagne, come sappiamo bene.

Non voglio certo nascondere la drammatica situazione delle donne in molte parti del mondo, ma credo sia fondamentale evitare di lavarsi la coscienza quando abbiamo ancora molta strada da fare a casa nostra.

Se qualcuno ha dubbi, andiamo a vedere un altro campo dell’emancipazione femminile, il lavoro. E magari ripassiamoci le statistiche sull’occupazione, che sono poco ideologiche e molto pratiche.

Come ci ricorda Gianfranco Favaro in suo recente articolo, “il Veneto occupa sì il 73,4% della popolazione maschile attiva, ma solo il 54,7% di quella femminile. La media complessiva si abbassa perciò al 64,1 % evidenziando problemi di accesso al lavoro per le donne non banali; caratteristica tra l’altro che contraddistingue l’intera penisola”.

Non vi pare questa cari colleghi maschi una violenza bella e buona? Certo, non sarà uno stupro, ma ne è una precondizione, perché una donna che non lavora è più debole di una che lavora e quindi esposta ad ogni tipo di violenza, in primis l’ipocrisia di chi ora si scopre femministo solo perché così riesce a nascondere il proprio razzismo e la propria xenofobia sotto mentite spoglie.

Chi oggi crea un’opera di sdoganamento delle destre nazionaliste e xenofobe con la scusa dell’emergenza rifugiati, si presta a favorire nuovamente lo stesso errore che un secolo fa ha dilaniato l’Europa e il mondo. Allora c’era la caccia all’ebreo, oggi invece qualcuno propone la caccia al musulmano. Dietro alle svastiche e ai suoi surrogati politici stile Salvini c’è solo miseria, morte e ancora più violenza e imbecillità.

È necessario alzare sicuramente alta la guardia di fronte alla violenza che si è manifestata, probabilmente anche in modo organizzato, a Colonia e in molte altre città. Dobbiamo far rispettare in modo duro e rigoroso le nostre leggi e insegnare le nostre regole di convivenza civile a chiunque sia nostro ospite, come già scrissi qualche giorno fa, ma è altrettanto prioritario lasciare nella discarica della storia i fantasmi del passato che oggi si ripresentano con il vestito tirato a nuovo. Con la stessa rigorosa tolleranza zero. Così come se la minaccia provenisse dall’altra parte, come ad esempio avveniva quarant’anni fa con la violenza brigatista e comunista.

Il neofascismo leghista e il neonazismo dell’estrema destra tedesca e francese non c’entrano nulla né con la civiltà né, per quanto ci riguarda, con l’indipendenza del Veneto e con un’Europa più serena, pacifica ed evoluta.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu


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  • Non ci sono dubbi sulla strategia da perseguire con gli stranieri che vengono da noi, in Veneto, sia essi siano profughi o economici.
    Dare loro gli strumenti per convivere con noi in maniera adeguata.
    1)- Devono imparare la nostra lingua;
    2)- Devono conoscere le nostre leggi ed istituzioni;
    3)- Devono sapere che non rispettarci incorrono in sanzioni giuste e severe. Nei casi più gravi il respingimento nei loro paesi d’origine con il divieto a rientrare nel paese;
    4)- Devono sapere i doveri che hanno nei confronti della società che li ospita;
    5)- Devono conoscere i diritti ai quali hanno accesso e senza alcun favoritismo rispetto ai Veneti residenti.
    Invece in italia prima di tutto si divulgano i loro diritti con libricini che erano e vengono loro dati anche dai sindacati e loro accoliti politici per quanto riguarda i doveri invece si sorvola volentieri.
    Ecco insegnare loro i nostri principi, la nostra lingua le nostre istituzioni e i loro doveri….possono aiutare una convivenza civile e non effimera come ora.
    Il resto sono solo parole..parole…parole !!!
    WSM

    Fil de Fer 12 gennaio 2016 14:39
  • L’affermazione della parità di diritti di uomini e donne nel mondo occidentale ha avuto un percorso faticoso, complicato da tradizioni, religioni e…natura: l’uomo ha la forza, ma da solo non genera vita e lo sa, per cui ha sempre trovato la strada per sopperire quando non ha usato la ragione o, diciamo romanticamente, l’amore… l’abbiamo saputo dai banchi della scuola del ratto delle Sabine!
    Sono relativamente recenti le conquiste delle donne, pensiamo al voto, all’autonomia economica attraverso lavoro remunerato, da ultimo alla trasmissione del proprio cognome ai figli qualunque sia il suo stato civile.
    Ma milioni di persone che arrivano oggi nell’Europa non hanno il nostro patrimonio di conquiste di civiltà. Sicuramente i problemi maggiori una volta che sono arrivati qui non sono né il cibo, né il vestiario, né un tetto per dormire al caldo, problema che per quelli che arrivano dall’Africa non esiste neppure nei loro paesi di origine… ma siccome sono per lo più maschi e prestanti, non so come non venga considerato l’aspetto che questo comporta… è vero che l’Europa diventerà col tempo terra di meticciato, la Kienge ce l’ha ricordato dall’alto del suo scranno che i Veneti con il loro voto le hanno regalato, ma nell’aprirsi all’accoglienza non si è tenuto conto a sufficienza del problema di grosse concentrazioni di giovani in prevalena assoluta maschi…
    Un tempo dove c’erano forti emigrazioni anche europee per lavori in miniera o arruolamenti per guerre c’erano pure postriboli o case di tolleranza, realtà che da tempo sono sparite… e forse si presterebbero a un maggior controllo.
    Oppure si dovrebbero accogliere solo chi arriva con famiglia, moglie e figli minori.. come fece Mussolini quando, una volta regimentate le acque delle vaste paludi pontine, per trasformare terre marce in fertili campagne promulgò bandi nelle province venete, data l’abbondanza di mano d’opera dopo che i paesi esteri chiusero le frontiere, offrendo trasferimento in quelle nuove terre a famiglie purchè almeno due persone fossero in grado di lavorare, cosa che fecero egregiamente sotto la guida di agronomi… perché a famiglie? appunto perché non si creassero situazioni come quelle che oggi si sono create in Europa…
    Chissà come ne usciremo… sicuramente cercando di rallentare il flusso in partenza, sicuramente per quelli che già sono qui esigendo il rispetto delle nostre leggi, e delle nostre abitudini e stili di vita.

    caterina 12 gennaio 2016 18:17
  • Caro Gianluca, ho sempre ammirato la tua capacità strategica e di visione politica.
    Noto con enorme delusione mia ma non solo, che dopo la certificazione ufficiale avvenuta a Venezia, tutto si è arenato e la gente comune che inziava ad intravedere la possibilità della nascita di una nuova repubblica veneta è stata disillusa nuovamente tradita (vedi lega).
    Ora io come tanti di noi siamo consapevoli che senza skei non si va da nessuna parte; ma e anche vero che che con il plebiscito club non si crea uno stato , perche ci vogliono i miliardi di euro e non le migliaia di euro per fondare una nuova repubblica. Considerato che la base e stata distrutta ,quale sara la tua strategia.

    max 13 gennaio 2016 10:40
  • Non caro Max, dimostri di non aver osservato ascoltato e/o letto ciò che abbiamo fatto detto e scritto e di ciò che hai osservato ascoltato letto non hai capito nulla e non posso farci niente. Anzi, non voglio farci niente, perché dato il tuo atteggiamento offensivo ingiustificato preferisco perderti che averti vicino, in futuro potresti accoltellarmi (assieme a questi “voi” che non so chi siano o se esistano solo nella tua fantasia disturbata).

    giane 13 gennaio 2016 11:27
  • che rabbia, vero Max? tre anni fa in Veneto avremmo potuto fare quello che in Catalogna hanno fatto tre giorni fa e tutto sarebbe andato di riva in giù…
    Ma lì hanno avuto un Artur Mas, qui un omuncolo succube e ligio che ha paura della sua ombra e non ha osato non si sa se a disobbedire a Bossi-Maroni o a Roma… intanto si è conservato il suo scranno dorato, brindando a prosecco chissenefrega di una moria di imprenditori e chiusura di attività e tutto il resto in cui si dibatte la gente…
    Per fortuna nostra, di noi che ci battiamo fino in fondo per la nostra indipendenza, abbiamo alla testa Giane che non demorde…incrociamo le dita…una mossa dopo l’altra arriveremo alla meta! la gente ci guarda in silenzio e aspetta…esploderà di gioia anche qui.

    caterina 13 gennaio 2016 11:34
  • Giane io non ho offeso nessuno, sono solo i fatti che parlano da se’.
    Ribadisco he dopo Venezia tutte le comissioni e i componenti del consiglio dei dieci oltre a tutti i simpatizzanti sono stati boicottati e censurati.
    Infatti siete rimasti come la canzone eravamo 4 amici al bar…

    max 13 gennaio 2016 22:53
  • scusa, Max…ma mi sembri quello che cade giù dal pero…sono anch’io che guardo da fuori e seguo passo passo l’accidentato percorso verso la libertà, e ci sono tanti modi di partecipare che a ciascuno di noi viene offerto, ma ci vuole costanza e disponibilità… e non è di tutti ovviamente!
    A maggior ragione onore al merito di chi si dedica alla causa impegnando tutto se stesso.. non gliene saremo mai grati a sufficienza!
    Tu però da che parte stai?…qualche dubbio mi viene.

    caterina 14 gennaio 2016 10:03
  • Vecchi fantasmi ritornano….Secondo il Vangelo di Frottolo il PCI-PDS-DS-Pd,cambierà ancora una volta nome,assumendo come identificativo la sigla D,per democratic,senza la i finale in forza dello slang americaneggiante per dare una enfasi,o presupposta tale,del nuovo che avanza…Quando la verginità retrostante e frontale è ormai distrutta da 20 anni.Almeno qua in italia.In parole povere,se si agita il pozzo nero,l’elemento organico rimane tale,ottenedo di fatto solamente PUZZA….Per esperienza personale,quando un partito cambia per 5 volte di fila il nome suonando la stessa musica con orchestra sostituita,pensando male,e a pensarlo ci si azzecca sempre e comunque in maniera certa e scontata,probabilmente il PCI-PDS-DS-Pd-D,in vista della naturale randellata che prenderà alle amministrative prima,e poi al referendum abrogativo delle riforme dell’associazione a delinquere comunistoide del prossimo Ottobre,stanno pensando di indire LIBERE ELEZIONI.Speriamo che si decreti,per volontà popolare,la scomparsa del comunismo…

    mauro 14 gennaio 2016 11:04

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