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VISIONI EUROPEE

gennaio 28, 2016

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Il cuore del progetto strategico europeo è di ampia portata, ben definito negli obiettivi, negli strumenti da adottare e nella tempistica da rispettare. Ed è ben lontano dalle meschine bassezze e dalla grettezza intellettuale della politica italiana.

La crisi finanziaria del 2008 con conseguente crisi dei debiti sovrani è stata l’occasione per l’Europa di prendere decisioni importanti in merito al sistema bancario e più in generale alla stabilità economica del Continente.

Le iniziative europee, inizialmente volte a garantire la stabilità finanziaria dell’eurozona prendono corpo nel 2010, con la nascita del  SEVIF , Sistema Europeo di Vigilanza Finanziaria composto da:

  • ABE (Autorità bancaria europea), con sede a Londra il cui ambito di intervento comprende le banche, le finanziarie, gli istituti di pagamento e le imprese di investimento.
  • EIOPA  (Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali )
  • ESMA  (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati ),
  • il Comitato congiunto delle tre autorità di vigilanza,
  • le Autorità di vigilanza nazionali competenti designate da ogni stato
  • il CERS (Comitato europeo per il rischio sistemico), con sede a Francoforte sul Meno, che ha compiti di vigilanza macroprudenziale sull’intero sistema finanziario europeo con l’obiettivo di attenuarne e prevenirne eventuali squilibri. Il presidente del CERS è il presidente della BCE.

Il SEVIF si dimostrò uno strumento, per quanto sofisticato e articolato, non sufficientemente adeguato ad impedire la frammentazione del sistema finanziario europeo.

Serviva ben altro.

Il 2012 fu l’anno della svolta. Il 26 giugno, l’allora presidente del consiglio europeo Herman Van Rompuy, comunicò alle delegazioni dei paesi dell’Unione una relazione (detta “dei quattro presidenti”) concertata con Mario Draghi, presidente della BCE, Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea e Jean Claude Junker, presidente dell’Eurogruppo dal titolo significativo: Verso un’autentica Unione Economica e Monetaria (qui nella versione definitiva del dicembre 2012) in cui, per conseguire una “Unione Economica e Monetaria stabile e prospera” venivano individuati “quattro elementi costitutivi essenziali

  • Un quadro finanziario integrato per garantire la stabilità finanziaria soprattutto nella zona euro e ridurre al minimo il costo dei fallimenti delle banche per i cittadini europei.

Un quadro di questo tipo eleva la responsabilità per la vigilanza a livello europeo ed offre meccanismi comuni per la risoluzione bancaria e la garanzia dei depositi dei clienti.

  • Un quadro di bilancio integrato per garantire una politica di bilancio sana a livello nazionale ed europeo, che includa coordinamento, processo decisionale comune, attuazione più incisiva e passi commisurati verso un’emissione comune del debito. Questo quadro potrebbe altresì comprendere varie forme di solidarietà di bilancio.
  • Un quadro integrato di politica economica con meccanismi sufficienti a garantire che siano in atto politiche nazionali ed europee volte a promuovere crescita sostenibile, occupazione e competitività, compatibili con il corretto funzionamento dell’UEM.
  • Assicurare la necessaria legittimità e responsabilità democratica del processo decisionale nel quadro dell’UEM, in base all’esercizio congiunto di sovranità in ordine alle politiche comuni e alla solidarietà

Da sottolineare come, con la Relazione dei quattro presidenti, si cambiò radicalmente approccio. Esso divenne finalmente sistemico. Infatti per ”..assicurare stabilità e prosperità duratura…” all’Europa, si andava proponendo  “..un’architettura forte e stabile (dell’Unione) nei settori finanziario, di bilancio, economico e politico…”.

Il SEVIF, solo due anni prima individuato e voluto come la soluzione ai problemi di instabilità finanziaria, ma limitato alla sola vigilanza, retrocedeva a semplice ingranaggio di una macchina estremamente più complessa e sofisticata.

Focalizzando l’attenzione sul primo punto: “Un quadro finanziario integrato” di contingente attualità nel momento in cui scriviamo (gennaio 2016), dato che in Italia dall’inizio dell’anno è operativo, tra mille polemiche, un suo componente fondamentale, di cui fa parte il famigerato, a torto, “Bail-in”, possiamo notare che esso individua due obiettivi:

  1. garantire la stabilità finanziaria
  2. ridurre al minimo il costo dei fallimenti delle banche per i cittadini europei

e tre strumenti, meglio noti oggi noti come i tre pilastri dell’Unione Bancaria:

  1. responsabilità per la vigilanza a livello europeo concretizzatasi nel MVU (Meccanismo di Vigilanza Unico) con al vertice la BCE, Il Meccanismo di Vigilanza Unico è stato istituito con il Regolamento 1024/2013 del Consiglio europeo e completato con i regolamenti 468/2014 e 469/2014 della BCE. E’ operativo dal 4 novembre 2014.  Link esaustivo qui.
  2. meccanismi comuni per la risoluzione bancaria oggi noti come MRU (Meccanismo di Risoluzione Unico). Link esaustivo qui. Operativo dal 1 gennaio 2016.
  3. meccanismi comuni per la garanzia dei depositi dei clienti oggi denominati EDIS (European Deposit Insurance Scheme) parzialmente operativi. Link esaustivo qui.

Mi preme richiamare almeno altri tre documenti rilevanti:

  1. la comunicazione della Commissione del 28 novembre 2012 intitolata: “Piano per un’Unione economica e monetaria autentica e approfondita: avvio del dibattito europeo” conosciuta anche come Blueprint.
  2. la Nota Analitica del 12 febbraio 2015 (cf. commento) in italiano
  3. la Relazione dei 5 presidenti del 22 giugno 2015.

Assieme alla già citata Relazione dei quattro presidenti costituiscono il cuore di un progetto strategico di ampia portata, ben definito negli obiettivi, negli strumenti da adottare e nella tempistica da rispettare.

Meritano attenzione i seguenti passaggi tratti dalla relazione Van Rompuy:

“La zona euro necessita di meccanismi più forti per garantire politiche nazionali solide che consentano agli Stati membri di trarre pienamente vantaggio dall’UEM.

Questo è essenziale per assicurare la fiducia nell’efficacia delle politiche europee e nazionali, svolgere funzioni pubbliche fondamentali, come la stabilizzazione delle economie e dei sistemi bancari, proteggere i cittadini dagli effetti di politiche economiche e di bilancio inadeguate e garantire un elevato livello di crescita e di benessere sociale.

La zona euro deve affrontare un contesto internazionale in rapida evoluzione caratterizzato dall’ascesa di grandi economie emergenti.

Una UEM più resiliente e integrata permetterebbe di proteggere i paesi della zona euro dagli shock economici esterni, di preservare il modello europeo di coesione sociale e di salvaguardare l’influenza dell’Europa a livello mondiale.

Nel loro insieme, tali sfide rendono indispensabile un impegno a favore di una tabella di marcia verso un’autentica UEM e della sua successiva attuazione.

Esse evidenziano che “più Europa” non è un fine in sé, ma piuttosto un modo per servire i cittadini d’Europa ed accrescerne la prosperità.”

Quanto siamo lontani dalle meschine bassezze e dalla grettezza intellettuale della politica italiana.

Gianfranco Favaro
Capo Dipartimento Economia – Plebiscito.eu


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  • plaudo ad entrambe le iniziative del Parlamento Veneto riunitosi ieri sera:
    – la legge Guariento significa partecipazione, in un mondo che ci ha annullato a furia di deleghe… se ne rendano conto i parlamentari eletti non certo per essere assenti! almeno fossero attivi nei propri territori, ma il sospetto è che semplicemente se ne disinteressino e deludano anche le attese se non altro di informazione di chi li ha eletti!
    – la presenza garantita dal Deputato Scapini in una territorio contiguo così affine e partecipe alla nostra storia.

    caterina 30 gennaio 2016 11:17
  • che non è l’Europa inaffidabile, anche se migliorabile, ma un’Italia sgangherata in ogni settore al punto da annullare e distruggere anche tutte le sue peculiarità di eccellenza, il Popolo Veneto lo ha affermato anche nel quesito specifico proposto in occasione del Referendum 2014, dove abbiamo risposto compatti con un SI all’indipendenza… perciò teniamo la barra dritta e proseguiamo fino alla meta!
    liberi dai pesanti fardelli e dalle diatribe con cui oggi si riempiono giornali e tv guardiamo al futuro che ci aspetta: riprendiamoci il ruolo che la storia della Serenissima ci consegna, essendo stata per secoli perno fra est e ovest, prima di essere risucchiata in una politica ristretta e umiliata a provincia limitrofa di un regno estraneo alla sua storia.

    caterina 30 gennaio 2016 13:41
  • Tranquilli tutti, che prima o poi i nodi vengono al pettine anche per l’italia e naturalmente anche per l’Europa.
    Ieri sera il Parlamento provvisorio Veneto riunitosi a Treviso ha dimostrato che ci crediamo e ci stiamo preparando all’indipendenza reale del VENETO.
    Siamo una regione fortissima nel contesto Europeo e nessuno llo può negare, quindi l’Europa stessa prima o poi ci dovrà riconoscere come regione europea tra le più importanti d’Europa. Dobbiamo essere consapevoli che possiamo tutto solo lo vogliamo veramente.
    La dialettica interna al Parlamento è ormai cosa sperimentata ed ora fatta e ciò contribuirà, seguendo le direttive che ieri sera ci sono state impartite e portate o conoscenza portare a termine il rodaggio istituzionale per approdare ad un Parlamento vero ed efficiente, ma soprattutto determinato al raggiungimento di una legiferazione Veneta che si distinguerà enormemente da quella che abbiamo dovuto subire per decenni a nostro discapito e danno.

    Giancarlo 30 gennaio 2016 15:23
  • I N F O R M A Z I O N E :
    ” VISIONI ITALIANE”

    OGGI, il giornale L’ARENA di Verona in prima pagina e a pagina 3 riporta quanto emerge dall’ultimo rapporto della RAGIONERIA GENERALE DELLO STATO sulla spesa statale regionalizzata. Insomma ciò che lo stato concede ad ogni regione per le spese correnti come le voci di: stipendi,acquisti di beni e servizi, trasferimenti ad amministrazioni ed enti pubblici etc..etc… ebbene sapete quanto spende pro-capite lo stato per singola regione ?????????????
    Ridete per non piangere:
    BOLZANO 8.964 euro per abitante;
    TRENTO 7.638 ” ” ”
    VALLE AO.7.475 IDEM
    LAZIO 6.133 ”
    FRIULI V.5.203 ”
    SARDEGNA 5.101 ”
    SICILIA 4.282 ”
    MOLISE 4.241 ”
    CALABRIA 4.143
    etc….etc…
    al VENETO vengono date solamente 2.741 EURO PER ABITANTE
    e alla LOMBARDIA ad onor del vero ultima in classifica vengono dati solamente 2.265 EURO.—————–
    E’ UNO SCANDALO !!!
    Se questo non si chiama essere trattati come una colonia conquistata…..ditemelo Voi.
    E voi VENETI siete contenti di vivere in un paese dove ci vengono sottratti tanti soldi ??? ….per finire poi spesi, anzi rubati così malamente come ogni giorno ci capita di sentire e vedere ??
    VIA DA ROMA !!!
    WSM

    Giancarlo 1 febbraio 2016 14:44
  • Qualche veneto italianizzato mi sa dire dove esiste il principio che tutti i cittadini sono uguali davanti alla Legge e alla costituzione ????
    E’ solo una domanda pardiana !!
    WSM

    Giancarlo 1 febbraio 2016 14:46
  • Un’altra considerazione.
    Se nelle regioni che ottengono più soldi per singolo cittadino si dovrebbe vivere bene o no ?
    Allora nelle prime tre regioni (o provincie) BOLZANO-TRENTO-VALLE D’AOSTA varrebbe la pena trasferirsi poiché il livello di vita è pari alla spesa.
    Agli ultimi 3 posti VENETO-E.ROMAGNA-LOMBARDIA, ma stranamente anche qui si hanno servizi di una certa qualità e non si potrebbe dire che i servizi statali siano scadenti. Tutte le altre regioni prendono moltissimo, ma a guardare bene nessuno delle 6 regioni prime ed ultime andrebbe a viverci dato che qui i servizi sono o pessimi o non ci sono proprio.
    Dunque dove vanno a finire tutti quei soldi spesi?
    Che bella domanda. Forse qualche italiota ha una risposta?
    WSM

    Giancarlo 1 febbraio 2016 20:11
  • se Trento e Bolzano, regione a statuto speciale, spendono del loro, dato che si trattengono il novanta per cento delle tasse che sono uguali nel territorio italiano (il dieci va a Roma), che fine fa la differenza che tutti gli altri versano? l’idea infatti di un’autonomia di tutte le regioni secondo un’ipotesi che non è mai stata attuata avrebbe evitato il ladrocinio continuo e nascosto di una Roma avida sfruttatrice…
    Non c’è salvezza se non ce ne liberiamo!

    caterina 2 febbraio 2016 10:12

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