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UNA SFIDA CULTURALE

on Gennaio 27, 2019

Questi signori li abbiamo già visti all’opera un secolo fa e hanno portato solo miseria e distruzione. Meglio, molto meglio, l’indipendenza del Veneto

Inutile nascondersi dietro a un dito. La presa del potere da parte dei sovranisti di destra e di sinistra in Italia ha radicalmente cambiato lo scenario, aggiungendo ulteriori motivi di grave preoccupazione per la situazione e ancor più per il futuro prossimo. Non si tratta solo più di slogan e di atti simbolici con utilizzo di atti spregiudicati quali la chiusura dei porti, come nel caso della Sea-Watch 3, con soli 47 migranti che diventano il casus belli dell’intera politica italiana di questi giorni, ma persino della violazione di basilari diritti umani e civili, come avvenuto a Cara.

Le battaglie per la difesa dei diritti umani e dei diritti civili non vanno più di moda, in un’epoca in cui sembravano essere stati catalogati ormai come una conquista definitiva. Purtroppo non è così. Se oggi sono in discussione i diritti civili conquistati da persone che si erano integrate perfettamente, che lavoravano e pagavano le tasse, i cui figli andavano nelle nostre scuole, domani potrebbe accadere a qualsiasi di noi, per qualche motivo: il colore della pelle, la propria religione, le proprie idee, o semplicemente per il fatto di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

La sfida odierna è prima di tutto una sfida culturale, che prevede il recupero della memoria storica. Perché ciò che oggi sta avvenendo in forme diverse è già avvenuto un secolo fa. E se oggi noi sappiamo già quale potrà essere il finale cui ci porterebbero questi avventurieri da strapazzo, allora è meglio fare come nel film “Back to the Future” e prendere provvedimenti subito per evitare che la storia si ripeti anche nelle sue forme più tragiche.

Me ne sono reso conto parlando negli ultimi tempi con persone insospettabili e moderate, imprenditori, professionisti, funzionari e quadri, insegnanti, dipendenti pubblici, che quasi inconsapevolmente si facevano portavoce dei mantra ripetuti senza soluzione di continuità dai piccoli Goebbels giallo-verdi. Dalle battaglie contro l’Europa e l’euro, all’ossessione contro i migranti, dall’intolleranza verso altri popoli e religioni, alle bufale in ogni ambito. La tecnica comunicativa non è nuova, risale appunto a un secolo fa, quando venne utilizzata dai nascenti regimi totalitari per costruirsi la base di consenso popolare che li avrebbe tenuti ben saldi al posto di comando fino alla loro fine e alla tragedia collettiva mondiale che avevano saputo scatenare. Con il beneplacito delle rappresentanze industriali e dei grandi gruppi editoriali, come anche oggi avviene in Italia, a cominciare da Confindustria, dal Corriere della Sera per finire ovviamente alla Rai, diventata il pollaio di casa dei neofascisti al governo.

La borghesia italiana, o il residuo che ne resta, è pienamente allineata a costoro, con qualche preferenza mostrata per Salvini, che tra i due gaglioffi vice-ministri vorrebbe rappresentarla in proprio, salvo danneggiarla economicamente. Questi signori, intendiamoci, sono i figli e l’inevitabile conseguenza dei vari Berlusconi, D’Alema, Prodi e Renzi che li hanno preceduti, preparando loro il terreno, suggerendo loro gli slogan e le battaglie sub-culturali.

Sul piano economico poi non ne parliamo, questi signori stanno dando il meglio. Mentre le nubi della recessione economica si stanno affacciando sull’Europa e in particolare sull’Italia, costoro hanno dato il via a una manovra assistenzialistica che, mentre aumenta le tasse a cittadini e imprese, si basa su populismo e clientelismo elettorale con il reddito di parassitanza garantito a chi se ne starà comodamente seduto sul divano e aumentando pericolosamente la spesa pensionistica portandola del tutto fuori controllo. Il tutto tra piani B (abortiti?) di uscita dall’euro e una generale visione pauperistica che somiglia a quelli dei Chavez e dei Maduro in Venezuela, che infatti si sono ben guardati dal condannare, al contrario di tutti i Paesi democratici del mondo.

Per noi veneti la questione non cambia, l’unica via di salvezza rimane l’indipendenza. La finestra temporale per conquistare il nostro obiettivo però si assottiglia, perché se oggi vengono messi in discussione anche i diritti civili più basilari, è chiaro che rimanere in Italia sotto il dominio di questi signori diventa un lusso che non possiamo più permetterci non solo da un punto di vista fiscale, dato che continua il furto di 15-20 miliardi di euro ogni anno sui circa 70 pagati in tasse dai veneti, ma anche sul piano civico, in quanto credo che a nessuno faccia piacere rimanere a guardare nuovi piccoli dittatori in erba crescere rapidamente a nostre spese. Ciò vale a maggior ragione per la Repubblica Veneta, che ha stabilito come inviolabili i diritti umani e civili di base.

Questi signori li abbiamo già visti all’opera un secolo fa e hanno portato solo miseria e distruzione. Visto che già conosciamo il finale del film, è meglio allora staccarsi subito dal peggiore burosauro del mondo occidentale prima che sia troppo tardi.

Meglio, molto meglio, l’indipendenza del Veneto.

 

Gianluca Busato

Presidente – Plebiscito.eu


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